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giovedì 18 marzo 2010

Wanted: "Aiutatemi a fare arrestare mio marito, pedofilo condannato e latitante"



Monza, 15/3/2010 - La moglie di un uomo, Gianluca Falduto, scopre che lui ha abusato della loro bambina di circa 3 anni nel febbraio 2003. In seguito alla sua denuncia inizia un procedimento penale che termina con una condanna dell’uomo a 6 anni e 2 mesi per il reato di violenza sessuale sulla figlia minore e di minacce nei confronti della moglie. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza il 28 ottobre 2009. Da quel momento Gianluca Falduto è latitante. La moglie ha lanciato su Internet e a “Chi l’ha visto?” un drammatico appello per la sua cattura: "Se qualcuno lo vede, se chiede ospitalità in un albergo, se si rivolge a qualcuno in cerca di lavoro, avvertite la Polizia o i Carabinieri".

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"Il premier Berlusconi ha danneggiato la Rai"


18 marzo 2010
Conflitto d'interessi: i pm accusano il proprietario di Mediaset di aver messo i bastoni tra le ruote alla concorrenza. Innocenzi (Agcom) interrogato, nega su tutta la linea. Ma non convince.

"Reato in danno della Rai". Le accuse della procura di Trani disegnano uno scenario di forte condizionamento di un bene essenziale dello Stato: l'informazione pubblica. E non è un caso che anche il direttore generale della Rai,Mauro Masi, sia finito nelle attenzioni della procura che ha indagato Silvio Berlusconi per due ipotesi di reato. Ricordiamole. La prima: concussione. La seconda: violenza o minacce a un corpo politico, giudiziario o amministativo.Berlusconi, con il suo comportamento, avrebbe danneggiato non soltanto la Rai, ma anche l'Agcom e un suo commissario, Giancarlo Innocenzi, l'uomo che il premier chiamava in continuazione per ostacolare Santoro. L'uomo che parlava con il Cavaliere di “strategie” per “alzare il fuoco su Annozero”. L'uomo che si confrontava spesso con Masi sul problema Santoro, discuteva di lettere da predisporre, con il direttore della Rai che ne consigliava i contenuti. Ebbene: Innocenzi – a sua volta indagato per favoreggiamento – ha sempre negato qualsiasi tipo di pressione. 

"Mai", risponde il commissario Agcom, quando lo interroga il pm Michele Ruggiero. È il 17 dicembre 2009: “Ha mai ricevuto da altri, proprio per il suo ruolo istituzionale (commissario dell'Agcom, ndr), richieste d'intervenire presso i dirigenti Rai, per smorzare o comunque non far diffondere informazioni di pubblico interesse?”. "No, mai", risponde Innocenzi. Eppure è lo stesso Innocenzi che, parlando con suo figlio, dice che Berlusconi lo "manda a fare in culo praticamente ogni tre ore" e ammette che il premier "ha in mente" che lui, "come autorità", dovrebbe "impedire a Santoro di fare la trasmissione". È lo stesso Innocenzi che, nella stessa conversazione, ha il buon senso di considerare: "Ma ti pare una cosa normale? Lui non capisce e ci dice: ‘Che cazzo ci state a fare’". Sembra un'altra persona, eppure è la stessa che poi, dinanzi al pm, dichiara di non aver mai ricevuto pressioni. "Ne è sicuro?", domanda Ruggiero. "Assolutamente sì". 
"Abbiamo appreso dai giornali – continua il pm - che lei avrebbe deciso di sospendere alcune trasmissioni di pubblico interesse, in tema di attualità: lei, dottore, si è interessato di questa questione?". Innocenzi risponde: "Voglio precisare che non è tra le competenze dell'Agcom, quella di imporre la sospensione di programma. Neanche la Rai può sospendere questo tipo di programma. Può solo dare indicazioni sulle linee guida da seguire". 

La data dell'interrogatorio è significativa. Il giorno prima s'è riunito il consiglio dell'Agcom. I commissari hanno discusso delle regole da rispettare, in tv, per informare sui processi in corso. Un tema molto caro a Berlusconi: proprio in vista delle puntate di Annozero sui “casi” CosentinoSpatuzza e Mills, infatti, il premier tempestava di telefonate Innocenzi: si lamentava dei “processi in tv”. Siamo nell'autunno 2009, s'è da poco costituito il “comitato dei processi in tv”, che è nato a maggio. Ma cosa è accaduto nel consiglio dell'Agcom riunitosi il giorno prima? Innocenzi spiega al pm che hanno rinviato, al “comitato”, di valutare la “raffigurazione” dei “processi” in “alcuni programmi televisivi”. Il riferimento appare chiaro: si parla delle docufiction. Ovvero: dello stratagemma narrativo, utilizzato da Santoro in Annozero, per spiegare ai telespettatori le posizioni dell'accusa e della difesa nei processi. 

Docufiction che, di lì a poco, saranno vietate. In merito alla questione, dice quindi Innocenzi, la valutazione sulle "violazioni", al "codice sul processo in tv" furono "rinviate al comitato". Sembra una sfumatura. Invece è il punto chiave della questione. E vedremo perchè. “In relazione ai programmi televisivi aventi a oggetto i processi, ha ricevuto pressioni di qualsiasi tipo?” chiede ancora Ruggiero. E Innocenzi risponde ancora una volta: “Assolutamente no”. “Ne è sicuro?”. “Assolutamente sì”. Risposte che non convincono il pm. Ed ecco perchè. “Attraverso quelle frenetiche e indebite pressioni – sosterrà Ruggiero nella richiesta al gip di fissare un'udienza camerale – Berlusconi costringeva o, comunque, induceva Innocenzi a promettergli indebitamente l'utilità (politica e personale) di adoperarsi per inibire la messa in onda di quelle puntate di Annozero. E d'impedire la divulgazione, l'informazione e la conoscenza, di fatti di pubblico interesse”. 

Quali fatti? Quelli “relativi ai processi penali che vedevano Berlusconi imputato a Milano o, comunque, interessato con ruoli di primo piano”. Il riferimento ai casi Mills e Spatuzza è chiaro. Il pm parla di “pretese indebite e illecite” perchè violano “i principi di buon andamento e imparzialità della Rai, della pubblica amministrazione, dello statuto e delle finalità dell'Agcom”. E – infine – anche del “Codice sui processi in tv”. Proprio quel codice, al quale l'Agcom rimandava la valutazione sui processi in tv, che sancisce una “necessità costituzionale”. Quella di “preservare la libertà di manifestazione del pensiero, degli operatori dell'informazione, e dei mezzi di comunicazione di massa, da ogni forma di pressione”. Eccola, quindi, la pressione che si trasforma in reato. La pressione che si collega alle telefonate di Berlusconi a Innocenzi. Quelle telefonate dure, ringhiose, a ridosso delle trasmissioni di Annozero sui casi Cosentino, Mills e Spatuzza. Quelle telefonate in cui, Berlusconi e Innocenzi, parlavano senza remore di “strategia” per “chiudere tutto”.



Da il Fatto Quotidiano del 18 marzo

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lunedì 15 marzo 2010

Chi si intercetta da sè, fa per tre!




 Chi di intercettazioni ferisce, di intercettazioni perisce.
 Alla vigilia di Natale 2005, Roberto Raffaelli (amministratore di Rcs-Research control system, società che faceva intercettazioni per conto dei pm) e l'intermediario Fabrizio Favata suonano alla porta della villa di Arcore. Secondo la Procura di Milano, portano con sé un regalo di Natale per Silvio Berlusconi: le intercettazioni allora segrete Bnl-Unipol tra il presidente Unipol Giovanni Consortee il segretario dei Ds Piero Fassino. Le conversazioni non erano ancora depositate agli atti e addirittura non erano neppure state sbobinate dalla Guardia di Finanza. Eppure, una settimana dopo finiscono su Il Giornale del fratello di Berlusconi, Paolo.

Quanto meno singolare che oggi Berlusconi sbraiti contro le fughe di notizie, quando la struttura delta alle sue dipendenze gli procura tutti gli atti, secretati o meno, che possono giovare alla sua causa - ricordate il caso Marrazzo, con il video hard del governatore del Lazio finito direttamente nelle mani del Presidente del Consiglio per mano della figlia Marina, presidente della Mondadori? Neppure mi risulta che dopo quel 24 dicembre ad Arcore fossero stati scomodati gli ispettori del Ministero della Giustizia, quelli che oggi si precipitano a Trani, sguinzagliati dal cane mastino Alfano, per intimidire un pool di magistrati che, come al solito, non fa altro che portare avanti l’obbligatorietà dell’azione penale.
 Altrettanto curioso che la stessa famiglia Berlusconi, acerrima nemica dell’industria delle intercettazioni, sia coinvolta nella spartizione della torta delle intercettazionistessa. Sarebbe l’editore stesso de Il Giornale – quello che oggi titola “E SE INTERCETTASSIMO I MAGISTRATI?” –, nonché il fratello del Presidente del Consiglio, ad avere intascato oltre mezzo milione di euro da Roberto Raffaelli, consegnati tra il 2005 e il 2006 in comode buste da 40-50mila euro in contanti, una volta al mese, alla redazione dell’House Organ del PdL.

 Cosa avrebbe dovuto fare, Paolo Berlusconi, in cambio di queste mazzette? Secondo la Procura di Milano avrebbe promesso a Raffaelli di aiutarlo ad espandersi nel mercato delle intercettazioni
 Pensate a cosa succederebbe se gli intercettati avessero il controllo sugli intercettatori, cioè quelli che i giudici assumono per sapere cosa si dicono gli indagati. Facciamo due o tre esempi.


CASO A
  Il magistrato Pinco Pallo assume la Rcs-Research control system per indagare su Silvio Berlusconi. La Rcs-Research intercetta Berlusconi che fa pressione su Innocenzi per chiudere Annozero. Raffaelli telefona a Paolo Berlusconi. A stretto giro di posta, le intercettazioni di Berlusconi si trasformano in innocue conversazioni sul tempo, tutt’al più condite da qualche barzelletta sconcia, prima di giungere sulla scrivania del magistrato.


CASO B
  Il magistrato Pinco Pallo assume la Rcs-Research control system per indagare su Di Pietro. La Rcs-Research intercetta Di Pietro che discute con Bersani sulle strategie per far fuori politicamente Berlusconi alle prossime elezioni. Raffaelli telefona a Paolo Berlusconi. Dopo un’ora Berlusconi ha tutte le informazioni che gli servono sulle mosse degli avversari.


CASO C
  Il magistrato Pinco Pallo assume la Rcs-Research control system per indagare su Di Pietro. La Rcs-Research intercetta Di Pietro che, alla moglie, dice che si è dovuto fermare a urinare sulla corsia di emergenza dell’autostrada, perché la vescica scoppiava. Raffaelli telefona a Paolo Berlusconi. Il giorno dopo, Il Giornale titola: “Il Ministro dei Trasporti piscia sul Guard Rail”.

 Non c’è che dire, un bel vantaggio. Forse per questo Paolo Berlusconi avrebbe promesso a Roberto Raffaelli di far intercedere l’onorevole Valentino Valentini, assistente personale di Berlusconi e capo dell’Ufficio del Presidente del Consiglio.
 Parrebbe insomma un’abile operazione di infiltrazione nei sistemi di intercettazione dei magistrati, per la serie: se non posso evitare di farmi intercettare, almeno mi intercetto da solo.
 Per adesso, Paolo Berlusconi è indagato per millantato credito.



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sabato 13 marzo 2010

L'incapacità di chiedere scusa



"Chiedi scusa!". Vi ricordate i vostri genitori? Dopo una testata al compagno di giochi o una pernacchia alla vicina di casa scattava la sberla e subito dopo l'ordine, tassativo, delle scuse sotto minaccia di un altro manrovescio. La parola: "scusa" era una richiesta di perdono, un'ammissione di colpa, un atto di umanità. L'incapacità di chiedere scusa non è virilità, ma una forma di vigliaccheria e di superbia. Chi si ritiene superiore ai propri errori non è tenuto a giustificarsi. Al posto della scusa scattano le scuse, i buoni motivi di cattivo gusto per assolversi, insieme alle accuse a chiunque faccia notare gli errori commessi.
Un ministro che alza le mani su un giornalista non deve scusarsi. Dei cialtroni che non presentano in tempo le liste per le elezioni regionali non devono scusarsi. Il Pdmenoelle che ha fatto passare lo Scudo Fiscale e il Lodo Alfano può fare spallucce alla D'Alema. Il PDL non è riuscito a raccogliere l'adesione di qualche migliaio di cittadini in Lombardia e nel Lazio non si è neppure presentato, ma pretende di governare quelle regioni in virtù di una investitura popolare. Alza la voce, chiama la piazza. Un bullo della democrazia. E' il rovesciamento della logica, invece di porgere le proprie scuse, le pretende dagli altri. Ma chi chiede scusa oggi? Forse Bertolaso per l'allegra compagnia di imprenditori finiti in galera? Moratti e Formigoni per l'inquinamento di Milano per cui hanno ricevuto un avviso di garanzia? Non ci pensano neppure, anzi. Formigoni ha sventolato in conferenza stampa l'avviso come fosse un attestato, qualcosa di cui andar fiero. Il ribaltamento della scusa è l'accusa a chi ti chiede conto delle tue azioni.
Nel nostro quotidiano frasi come: "E adesso devo chiedere anche scusa?", "Scusa un cazzo!", "Scusa decchè?" o l'impagabile: "Scusaaaaaaaaaaaa...", miagolato come un vaffanculo a un minorato mentale, sono normali. Le scuse non si devono più pretendere nel caso di un torto subito, di un'azione maldestra, di un tradimento. E' sconveniente. Un atteggiamento reazionario, un po' retrò. In fondo, per qualunque azione si segue la propria natura. Non si può reprimere l'istinto, potrebbero intervenire effetti psicsoomatici collaterali. Le scuse non vanno più chieste, ma anticipate, con un vaffanculo o un calcio nei coglioni. Dopo, vedrete, arriveranno da sole. E' una questione di bon ton.





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venerdì 12 marzo 2010

I direttorissimi


Minzolini in dolce colloquio con Berlusconi? Dov’è la novità? Un consigliere dell’Agcomconsigliato dal presidente del Consiglio di cancellare “Anno Zero”? E allora? Non c’è bisogno di prove per sapere che le televisioni (pubbliche e private) sono controllate e i direttori sono burattini nelle mani dei politici. Berlusconi è solo più sfacciato, più coglione (lo intercettano da 30 anni e ci casca sempre), più protervo, più abituato a mentire e a far mentire. Televisioni e giornali sono farciti di direttorissimi, di Umilio Fede e di Minchiolini e di Vespasiani. E’ una galleria della lingua felpata, delle notizie scomparse, del palinsesto alla carta con pietanze indigeribili.
Le voci del padrone sono ormai un coro indistinguibile, tutte uguali nella prostituzione della verità. E i peggiori sono quelli meno evidenti, con i cappotti di cammello e la cravatta con il nodo alla Nuvoletti. I tappetini rossi alla De Bortoli della notizia non data e gli stuoini alla Fabio Fazio senza seconda domanda. Gli Scalfari che difendono le aberrazioni costituzionali di Napolitano e i minorati mentali della politica come Veltroni, e i Riotta che premiano motu proprio, ma a nome de Il Sole 24 Ore, Tremorti economista dell’anno. Minzolini è innocuo, non gli crederebbe neppure Gasparri, avrebbe dei dubbi persino Giovanardi. E' a prova di casalinga di Voghera. Ha la faccia da “Natural Born Killer” del telegiornale. E’ un appuntamento serale della stronzata, aiuta la digestione meglio del confetto Falqui, con lui basta la parola (la sua) per mandarlo a cagare. Togliere Minzolini dallo schermo per ritrovarci Belpietro o Giordano, Feltri o Rossella? Perché accontentarci di sostituti, di portavoce, di ballerini di seconda fila? Berlusconi può tranquillamente sostituire Minzolini, il tempo che passa al telefono con lui lo può dedicare ai telespettatori. Sul Tg2 per par condicio Fini in prima e seconda serata. Per il Tg3, a turno, una sera Bersani e una D’Alema, che in sostanza sono la stessa cosa.
L’informazione di regime si è evoluta in un regime di informazione. Il nulla per esistere ha bisogno dei direttorissimi e di un numero considerevole di coglioni. In Italia non ci facciamo mancare nessuno dei due.




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giovedì 11 marzo 2010

La torta dell'Expo 2015



L'Expo 2015 ha questo di bello, che serve per "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Questo è infatti il tema dell'Esposizione Universale di Milano. Le esposizioni sono un retaggio di fine '800. Oggi, con un click del pc tutto è visibile, qual è il senso di costruire capannoni e grattacieli per richiamare persone da tutto il mondo per una fiera dell'ovvio? Per quale motivo si dovrebbe prendere l'aereo da New York o da Tokyo per visitare l'area più cementificata d'Europa? Tra le più inquinate del mondo con lo smog al posto dell'aria? All'Expo del 1992 di Siviglia parteciparono 42 milioni di visitatori e fu un fallimento economico. A Milano erano previsti all'inizio 29 milioni, ora la previsione è di 20 milioni e mancano ancora 5 anni. L'investimento ipotizzato per Expo 2015 è di 20 miliardi di euro. Dove sono questi soldi? Invece di investire in calcestruzzo e viadotti, con una cifra simile Tremorti potrebbe risollevare l'intera economia lombarda in cui tutti i giorni chiude almeno un'azienda.


Intervista a Gianni Barbacetto

"Sono Gianni Barbacetto, faccio il giornalista, lavoro per Il Fatto Quotidiano, lavoro anche per Repubblica, scrivo qualche libro che serva, spero a comprendere la realtà in cui viviamo.
Milano è la città che ha vinto la gara internazionale per fare l’Expo 2015, qui nel 2015 ci sarà la grande esposizione universale. Ci hanno detto che è una grande vittoria, un grande successo per la città poter fare questa iniziativa, in realtà sono passati alcuni anni, ormai dalla vittoria della gara internazionale per l’Expo 2015 ed ancora non siamo riusciti a capire se l’Expo si farà davvero. C’è la crisi, mancano i soldi, ci sono litigi feroci dentro i partiti di maggioranza, dentro i poteri milanesi per chi si mangerà la fetta più grande di questa tavola imbandita, ammesso che di tavola si parli, che i soldi per farlo questo Expo benedetto ci siano alla fine, una grande confusione!
In questa confusione si inserisce un ulteriore pericolo, rischio, se l’Expo si farà e se si spenderanno dei soldi, i soldi all’inizio erano tantissimi, un pacco di milioni di euro che avrebbero fatto la felicità di qualunque costruttore, benissimo, c’è anche un invitato diverso dal solito a questa tavola imbandita, non soltanto i politici, non soltanto icostruttori, gli imprenditori, ma anche la mafia. Soprattutto i gruppi di ‘ndrangheta, che hanno molti interessi a Milano e che non si lasciano sfuggire i buoni affari, hanno già alzato le antenne per vedere se possono portare a casa anche loro la loro fetta di questa torta milionaria dell’Expo 2015. C’è stata un’indagine giudiziaria, un’indagine che è stata strangolata nella culla perché una fuga di notizie ha bloccato la possibilità di continuare le indagini e di capire cosa c’era in corso, cosa c’è in corso.
C’è in corso il fatto che le famiglie della 'ndrangheta calabrese già insediate saldamente al nord, stanno puntando a avere rapporti con la politica per riuscire a avere una fetta degli affari dell’Expo, la 'ndrangheta ha fatto negli ultimi anni un salto di qualità, ormai non è soltanto il monopolio del movimento terra nei canteri di Milano, dell’hinterland e della Lombardia, è riuscita ad avere anche appalti pubblici, l’hanno dimostrato alcune indagini sulla quarta corsia dell’autostrada Milano – Brescia e indagini sulla TAV, la 'ndrangheta è riuscita a mettere le mani anche su alcuni appalti pubblici, l’Expo è la prossima frontiera dei gruppi di ‘ndrangheta qui al nord.Di fronte a questo abbiamo una politica piuttosto assente, addormentata e un Prefetto di Milano che dice che sì la mafia c’è, ci sono degli insediamenti mafiosi, ma in fondo qui a Milano la mafia non c’è alla fine. Credo che questa sottovalutazione, queste miopie siano gravi perché impediscono di vedere quello che potrebbe succedere da qui al 2015, l’Expo una grande confusione, grandi litigi politici, grandi tentativi di spartirsi i soldi e pericoli concretissimi di infiltrazione della 'ndrangheta in questi appalti."

Ps. Continua il tour del MoVimento 5 Stelle! Venerdì 12, alle ore 20.45, sarò a Brescia in piazza della Loggia per sostenere Vito Crimi e tutta la Lista Civica Regionale.


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Ore 20.45 Diretta Streaming LiberoWeb in Libero Stato




Dalle ore 20.45, potrete assistere alla diretta streming del convegno Libero Web in Libero Stato, da Firenze. Paolo Romani permettendo.




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Quelli del triplo incarico (e stipendio)


11 marzo 2010

La Giunta delle elezioni ha esaminato 123 casi di poltrone multiple

Più poltrone, più potere. Equazione ideale e logica per un parlamentare polivalente: deputato a Roma, presidente di provincia a Brescia, consigliere comunale o regionale in Calabria. Cariche politiche. E poi gli affari: consulente di una società, direttore generale di una spa, persino presidente del consiglio di amministrazione. Soltanto nella legislatura corrente, la Giunta delle elezioni ha esaminato 123 casi di doppia-tripla poltrona (e relativo doppio-triplo stipendio) e votato la compatibilità con il “mandato” nella Capitale. La legge impedisce l'incarico multiplo ai presidenti di provincia e ai sindaci (nelle città con oltre 20 mila abitanti), ma concede via libera a chi è onorevole e vuole candidarsi alle consultazioni locali (e sono oltre 30). Reportdi Milena Gabanelli aveva un’inchiesta pronta, il bavaglio della par condicio l’ha rimosso dal palinsesto di RaiTre.

Delibere. I colleghi della Giunta hanno costretto alla rinuncia ben 42 colleghi assessori e consiglieri regionali. I fantuttoni – contrapposti ai fannulloni di Renato Brunetta – riflettono l'emiciclo di Montecitorio, pari pari, nessuno escluso: c'erano Sandro Biasotti Pietro Laffranco del Pdl, c'erano Antonio CuomoLuciano Pizzetti del Pd e c'erano Giovanni Paladini dell'IdvFrancesca Martini della Lega nord Giorgio Oppi dell'Udc. E altre decine, altri decaduti.

Politica e società. Destino opposto per cinque deputati con cariche sportive che, per pura coincidenza, appartengono al gruppo del Pdl: Enrico Costa (presidente della federazione pallapugno), Luciano Rossi (presidente federazione tiro al volo), Manuela Di Centa (componente esecutivo del Coni), Sabatino Aracu(presidente. Federazione hockey e pattinaggio), Claudio Barbaro (componente esecutivo del Coni).
Capitolo fiere e assimilati (testuale dai verbali della Giunta). C'è sempre una massiccia presenza del PdlMaurizio Lupi (amministratore delegato Milano congressi spa), Marco Reguzzoni (Lega, presidente sviluppo sistema Fiera spa). Citazione a parte merita l'ex ministro per l'Innovazione (ricordate le tre 'I' di Berlusconi? Internet, inglese, impresa), Lucio Stanca, tre poltrone, zero rinunce: consigliere, amministratore e vicepresidente dell'Expo di Milano. Non è finita, altri 13 deputati conservano cariche in enti privati o pubblici. Prendete fiato: Mario Cavallaro (Pd, commissario liquidatore Consorzio agrario di Macerata), Mario Baccini (Misto, presidente del Comitato nazionale italiano), Matteo Brigandì (Lega, amministratore Fin-Group spa), Matteo Colaninno (Pd, amministratore delegato Omnia Holding spa e consigliere di Omniainvest spa), Gianluca Galletti(Udc, consigliere di Paritel spa), Maurizio Del Tenno (Pdl, presidente delConsorzio turistico provinciale e consigliere di Politec srl), Monica Faenzi (Pdl, pres. del Consorzio servizi sanitari di Castilio della Pescaia), Andrea Orsini (Pdl, consigliere di Metropolitana milanese spa), Ignazio Abrignani (Pdl, consulente organo interno di controllo, Secin), Marco Desiderati (Lega, presidenteConsorzio rifiuti Brianza).

Enti locali. Altri dodici deputati dovranno fare avanti e indietro da Roma, su e giù, est e ovest per votare a Montecitorio e nei consigli regionali e provinciali. Sono dodici: Maria Teresa Armosino (Pdl, pres. Provincia di Asti), Luigi Cesaro(Pdl, pres. provincia di Napoli), Edmondo Cirielli (Pdl, presidente Provincia di Salerno), Nicolò Cristaldi (Pdl, sindaco di Mazara del Vallo), Antonello Iannarilli (Pdl, presidente Provincia di Frosinone), Giulio Marini (Pdl, sindaco di Viterbo), Daniele Molgora (Pdl, presidente Provincia di Brescia), Adriano Paroli (Pdl, sindaco di Brescia), Antonio Pepe (Pdl, presidente Provincia di Foggia), Ettore Pirovano (Lega, presidente Provincia di Bergamo), Roberto Simonetti (Lega, presidente Provincia di Biella), Marco Zacchera (Pdl, sindaco di Verbania).

Regole. La Giunta del 17 marzo valuterà le posizioni di altri tre fantuttoni: Fulvio Bonavitacola (Pd, consigliere Aeroporto di Salerno spa), Giacomo Terranova(Pdl, amministratore Società di gestione aeroporto di Palermo spa), Antonino Foti (Pdl, presidente Consorzio agrario di Reggio Calabria). Fine. Domandina conclusiva: come mai i rappresentanti di Pdl Lega sono così intraprendenti? Perché la legge è permissiva e nella Giunta, presieduta da Maurizio Migliavaccadel Pd e Pino Pisicchio dell'Api, la maggioranza è dei berlusconiani. Ubi maior...

da il Fatto Quotidiano dell'11 marzo

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mercoledì 10 marzo 2010

Tronchetti in tribunale



Tronchetti Provera si è recato ieri in tribunale a Milano. E' stato intervistato da un giornalista free lance. Non se lo aspettava. Il tronchetto, infatti, è arrivato con il passo baldanzoso dell'uomo di azienda convinto di entrare subito nell'ufficio del giudice e sottrarsi quindi alle domande dei giornalisti. Impalato in corridoio per venti minuti, con la sua tipica postura da persona di ceto superiore, non gli è stato possibile evitare le richieste di chiarimento su Giuliano TavaroliEmanuele Cipriani e l'allegra compagnia di intercettatori illegali pagati da Telecom Italia.
Il suo colore, che tende naturalmente al grigio topo, si è lentamente imporporito. Leguance cineree sono diventate di un bel rosso acceso. La sudorazione è apparsa improvvisa e copiosa sulla sua pelle incartapecorita. Di fronte a domande dirette in cui gli si chiedeva conto della gestione di un'azienda di cui era presidente, di cui aveva il totale controllo attraverso i suoi uomini, un'azienda che raccoglieva dossier su giornalisti, manager, politici, cittadini comuni, Tronchetti si è irritato, è rimasto sorpreso da tanta curiosità. Fabio Fazio non gli aveva chiesto nulla del genere a: "Che tempo che fa".
Tronchetti era già stato convocato in aula il 26 febbraio, non aveva potuto aderire alla richiesta per un legittimo impedimento. Quel giorno era impegnato in una irrinunciabile colazione di lavoro con un ambasciatore. Il giudice Mariolina Panasiti lo ha riconvocato per il 9 marzo per conoscere la sua versione sulle dichiarazioni di Cipriani che è stato per anni a libro paga della Security di Tavaroli. Cipriani ha affermato che Tronchetti era a conoscenza delle sue attività. Tronchetti dice il contrario. Migliaia di persone sono stateintercettate, dossierate e lui afferma di non saperne nulla. Tronchetti Dov'era? Se non sapeva, come lui sostiene, che razza di manager è? Perché ha incassato superstipendi e stock options? Grazie a quali capacità?
Forse ci sarà un nuovo processo per gli ex vertici Telecom per la frode di 2 miliardi di euro in cui sono coinvolte Telecom Sparkle e Fastweb.Infatti, il giudice delle indagini preliminari su Telecom Sparkle, Aldo Morgigni, ha chiamato in causa i vertici di Telecom Italia del periodo incriminato, quindi anche Tronchetti, per la ''solare evidenza delle loro responsabilità". Tronchetti, anche in questo caso, Dov'era?

Ps: Continua il tour elettorale per sostenere le liste del MoVimento 5 Stelle. Giovedì 11 alle ore 18.00 sarò in piazza dei Signori a Verona e alle ore 21.00 sarò a Vicenza con David Borrelli e i ragazzi della lista civica regionale a 5 stelle.
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Lazio, respinta lista Pdl. Berlusconi: in piazza per difendere democrazia


10-03-2010

"Cari promotori della Libertà, presto vi darò appuntamento per una grande manifestazione nazionale per difendere il nostro diritto al voto e quindi la nostra democrazia e le nostra libertà." Si conclude con queste parole il nuovo video messaggio che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha indirizzato ai Promotori della Libertà e che sarà on line questa sera sul sito della nuova organizzazione coordinata da Michela Vittoria Brambilla e che a lui fa riferimento
ROMA. "Come sapete - ha detto tra l'altro Berlusconi - si è cercato di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua provincia. Vogliono impedire a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà. E' un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto. A Milano, sia pure con un ritardo di una settimana, la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta. A Roma, invece, abbiamo subito una duplice ingiustizia".
Prima le liste non accolte in tribunale, "poi il Tribunale Amministrativo ha completato l'opera". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si lamenta della "duplice ingiustizia" subita dal Pdl a Roma sottolineando che il Tar ha respinto "non solo il nostro ricorso, ma anche l'invito che il Presidente della Repubblica aveva lanciato con una propria lettera, affinché il diritto di voto, attivo e passivo fosse garantito nei confronti di tutti i contendenti, compresa la maggiore forza politica in Italia: il Popolo della Libertà".
MOBILITAZIONE NAZIONALE A ROMA - Si farà a Roma, probabilmente il 20 marzo la grande manifestazione che Silvio Berlusconi aveva già in mente di fare per presentare i tredici candidati governatori del centrodestra alle regionali. E' questo l'orientamento emerso nel corso del vertice che il premier ha tenuto a Palazzo Grazioli con i coordinatori nazionali del Pdl, la candidata Renata Polverini e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La scelta della Capitale non è casuale, riferiscono fonti del Pdl, secondo le quali Roma è diventata il simbolo "di come l'opposizione vuole vincere le elezioni" e cioé "attraverso ricorsi e battaglie legali".
LAZIO: NON AMMESSA LISTA PDL - Non e' stata ammessa dall'ufficio circoscrizionale elettorale di Roma la lisra del Pdl per le prossime elezioni regionali nel Lazio. La lista era stata presentata ieri per effetto del nuovo decreto legge, dopo il mancato deposito di sabato scorso.
"Stiamo lavorando per predisporre l'appello al Consiglio di Stato". Così gli avvocati del Pdl replicano alla nuova esclusione da parte dell'Ufficio elettorale della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali del Lazio.
RENATA POLVERINI DA SILVIO BERLUSCONI - Renata Polverini, candidata presidente della Regione Lazio per il centrodestra, si è recata nel pomeriggio a Palazzo Grazioli per incontrare il premier Silvio Berlusconi. All'incontro erano presenti i tre coordinatori nazionali del Pdl - Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini - il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso. "E' andata bene. Abbiamo concordato le iniziative per la campagna elettorale", ha detto poi uscendo da Palazzo Grazioli Renata Polverini. La candidata, che si era detta "ottimista" sulla decisione dell'ufficio elettorale che ha poi bocciato invece la riammissione della lista ha precisato: "Si continuerà per la strada che il Pdl deciderà".
BERSANI, RINVIO VOTO NEL LAZIO? BASTA PASTICCI - "Hanno sommato turbamenti a turbamenti, pasticci a pasticci. Vuole il centrodestra raffreddare la testa e riposarsi un attimo? E' ora che i ministri smettano di avanzare ipotesi. C'é una scadenza elettorale ed operazioni di validazione in corso. Punto". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani spiega la contrarietà dei democratici all'ipotesi di rinvio del voto nel Lazio.
PDL, IPOTESI RINVIO VOTO? NON ESISTE - E' un'ipotesi che semplicemente non esiste, non era sul tavolo e non se ne e' parlato. E' quanto riferiscono fonti del Pdl al termine del vertice che si e' svolto a Palazzo Grazioli tra il premier Silvio Berlusconi, i coordinatori nazionali del Pdl, la candidata del Lazio Renata Polverini e i dirigenti locali, a proposito della possibilita' che si sia tornati a valutare il rinvio delle elezioni in tutte le Regioni dopo la guerra di ricorsi scatenati sulla lista del Pdl di Roma.  
ROTONDI, PROBABILE RINVIO A GARANZIA DIRITTO VOTO - ''Sono sereno perché penso che il Consiglio di Stato, nella sua giurisprudenza, privilegia il diritto degli elettori al voto e, dunque, si andrà verso un ripristino della lista e un conseguente rinvio delle elezioni''. Lo scrive in una nota il ministro per l'Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi.  
PANNELLA, RINVIARE VOTO A FINE APRILE - "Rinviare le elezioni regionali a fine aprile, per consentire un minimo di campagna elettorale, dopo tutto questo casino che è successo". E' questa la proposta avanzata da Marco Pannella, a margine dell'assemblea nazionale dei Radicali Italiani. Secondo il leader dei Radicali, è necessario approvare una riforma della legge elettorale, senza la quale c'é comunque il rischio che le elezioni vengano annullate.  

TAR CONFERMA RIAMMISSIONE LISTA FORMIGONI - Il Tar della Lombardia ha confermato oggi, decidendo nel merito, la riammissione della lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni per le elezioni regionali. "La Quarta sezione, presidente-relatore, dottor Adriano Leo - è scritto in un comunicato del Tar Lombardia - ha accolto i ricorsi e annullato gli atti impugnati, dichiarando 'ammessa' la lista 'Per la Lombardia' alla competizione elettorale del 28-29 marzo 2010".

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Caccia al giudice


10 marzo 2010
La Argento, il magistrato che ha escluso la lista, “rea” di essere stata ripresa vicino a un ritratto del Che

E ora anche per Anna Argento, giudice e presidente della prima Corte d'Assise di Roma, è partita la caccia. Il partito di Berlusconi ha già provveduto a denunciarla per abuso d'ufficio, ma non basta. Ora si scava nella sua vita, si analizzano le rare interviste rilasciate ai giornali, si cercano amicizie e simpatie politicamente "compromettenti". 
E' partito il "Giornale" di Paolo Berlusconi. Titolo: "Il giudice che escluse gli azzurri tiene in ufficio il ritratto del Che". Sopra una foto tratta dal "Tg3", la Presidente Argento sta indossando la toga, sullo sfondo, appoggiato a una parete e a testa in giù, un poster di Ernesto Guevara. 
Il testo dell'articolo racconta "il nuovo idolo della sinistra". Anna Argento e i suoi fan su Facebook, i voti sul video dell'intervista del magistrato rilanciata da Youtube
"E' la prima intervista al mondo che faccio - dice la presidente Argento - io parlo con i miei provvedimenti, ho parlato per dare sfogo a una coscienza che volevo dimostrare di avere". 

Parole ferme, precise, ma che non piacciono alla stampa di famiglia che ha bisogno di indicare alla "sua" opinione pubblica un'altra toga rossa. Tanto che Alfredo Milioni, il rappresentante del Pdl autore del pasticcio delle liste, ieri ha annunciato di voler denunciare il magistrato. "L'ho riconosciuta nella foto de Il Giornale, è lei che mi ha impedito di consegnare le liste. Ha avuto un atteggiamento ostativo e più che ostile nei miei confronti". 
"Stiamo vivendo un momento veramente basso, se anche su questa vicenda si cerca di strumentalizzare il ruolo di un giudice” , è il commento di Luca Palamara, presidente dell'Anm. Anche la giudice ieri ha parlato del "caso" poster del Che. Lo ha fatto al Tg3. "Di quel ritratto non ne conoscevo l'esistenza. Non ho mai notato che fosse lì, ma forse lo ha lasciato qualcuno dei miei predecessori. In ogni caso, anche se lo avessi visto, non avrebbe certamente condizionato le mie decisioni". 

Sugli attacchi la presidente Argento ha parole ferme. "Non li capisco, anzi, credo che ognuno sia libero di avere dentro la stanza quello che vuole. Non è mio, ma non disconosco questa figura di uomo che può essere stato pure un uomo importante. Che io poi condivida il suo modo di vivere è un altro discorso, ma non credo che quel poster possa essere ritenuto uno strumento utile a dare una colorazione alla mia figura, alla mia persona. La posizione del giudice in questo momento è difficile. Certo, prevedo strumentalizzazioni, ma francamente non le temo". Altri attacchi arriveranno, questo è certo, soprattutto dopo l'ennesima bocciatura della lista Pdlalle regionali del Lazio

L'ultimo giudice-nemico a finire nel mirino dei media del capo del governo èRaimondo Mesiano. La sua colpa aver firmato la sentenza Cir-Finivest. Viene seguito per giorni, le telecamere di "Mattino Cinque" non gli danno tregua, fissano i suoi atteggiamenti mentre aspetta l'autobus, mentre va dal barbiere, il conduttore in studio ironizza finanche sul colore delle calze del giudice. Un "pestaggio mediatico", una "intollerabile intromissione nella privacy di una persona". 

Attacchi e colpi bassi anche nei confronti di Fabio De Pasquale, pm del processoMills che spesso si oppone ai legittimi impedimenti del premier. Accuse di essere "un giudice comunista" in diretta televisiva per Flavio Lapertosa, presidente della sezione penale che ha condannato l'avvocato Mills, salvo poi a scoprire che si trattava dello stesso giudice che due anni prima aveva assolto Berlusconi nella vicenda Sme. 

Stessa sorte per Nicoletta Gandus, presidente della prima sezione penale del Tribunale di Milano, anche per lei accuse di essere una toga rossa, si analizzano i suoi interventi ai convegni di Magistratura democratica, finanche i suoi viaggi all'estero. 



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BERLUSCONI VS GIORNALISTA DURANTE CONFERENZA STAMPA




Il nostro Presidente del Consiglio non sopporta i giornalisti veri, quelli che fanno le domande che vanno fatte, e li taccia di villani, comunisti e provocatori.
Credo che il nostro Primo Ministro non viva neanche in Italia, perchè non si è reso conto che in Italia i comunisti, ormai, non esistono più.



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