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mercoledì 10 marzo 2010

Tronchetti in tribunale



Tronchetti Provera si è recato ieri in tribunale a Milano. E' stato intervistato da un giornalista free lance. Non se lo aspettava. Il tronchetto, infatti, è arrivato con il passo baldanzoso dell'uomo di azienda convinto di entrare subito nell'ufficio del giudice e sottrarsi quindi alle domande dei giornalisti. Impalato in corridoio per venti minuti, con la sua tipica postura da persona di ceto superiore, non gli è stato possibile evitare le richieste di chiarimento su Giuliano Tavaroli, Emanuele Cipriani e l'allegra compagnia di intercettatori illegali pagati da Telecom Italia.
Il suo colore, che tende naturalmente al grigio topo, si è lentamente imporporito. Leguance cineree sono diventate di un bel rosso acceso. La sudorazione è apparsa improvvisa e copiosa sulla sua pelle incartapecorita. Di fronte a domande dirette in cui gli si chiedeva conto della gestione di un'azienda di cui era presidente, di cui aveva il totale controllo attraverso i suoi uomini, un'azienda che raccoglieva dossier su giornalisti, manager, politici, cittadini comuni, Tronchetti si è irritato, è rimasto sorpreso da tanta curiosità. Fabio Fazio non gli aveva chiesto nulla del genere a: "Che tempo che fa".
Tronchetti era già stato convocato in aula il 26 febbraio, non aveva potuto aderire alla richiesta per un legittimo impedimento. Quel giorno era impegnato in una irrinunciabile colazione di lavoro con un ambasciatore. Il giudice Mariolina Panasiti lo ha riconvocato per il 9 marzo per conoscere la sua versione sulle dichiarazioni di Cipriani che è stato per anni a libro paga della Security di Tavaroli. Cipriani ha affermato che Tronchetti era a conoscenza delle sue attività. Tronchetti dice il contrario. Migliaia di persone sono stateintercettate, dossierate e lui afferma di non saperne nulla. Tronchetti Dov'era? Se non sapeva, come lui sostiene, che razza di manager è? Perché ha incassato superstipendi e stock options? Grazie a quali capacità?
Forse ci sarà un nuovo processo per gli ex vertici Telecom per la frode di 2 miliardi di euro in cui sono coinvolte Telecom Sparkle e Fastweb.Infatti, il giudice delle indagini preliminari su Telecom Sparkle, Aldo Morgigni, ha chiamato in causa i vertici di Telecom Italia del periodo incriminato, quindi anche Tronchetti, per la ''solare evidenza delle loro responsabilità". Tronchetti, anche in questo caso, Dov'era?

Ps: Continua il tour elettorale per sostenere le liste del MoVimento 5 Stelle. Giovedì 11 alle ore 18.00 sarò in piazza dei Signori a Verona e alle ore 21.00 sarò a Vicenza con David Borrelli e i ragazzi della lista civica regionale a 5 stelle.
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Tribune elettorali, aiuto! In Rai gli ascolti affondano


10 marzo 2010
Fuga dai dibattiti, Minzolini perde 500 mila spettatori.



Par condicio, danni collaterali. Il telecomando ha votato: se laRai spegne l'informazione, i cittadini cambiano canale. Le ingessate tribune elettorali sono un corpo estraneo impiantato per ordine e – causa crisi di rigetto – appena i politici compaiono in video, l'italiano scompare. Scappa. 

La molteplice sospensione per un mese – Annozero, Porta a Porta, Ballarò el'Ultima parola – ha consegnato l'esclusiva delle notizie ai direttori dei tg, adAugusto Minzolini. 
Al telegiornale che confonde un'assoluzione con una prescrizione, che collauda le case de L’Aquila per raccontare l'inchiesta sugli appalti, che ospita monologhi a telecamera fissa. I dati Auditel sono neutri (e feroci). 

Due lunedì a confronto per il Tg1: 1 marzo (inizio del bavaglio) e 8 marzo, circa 520 mila spettatori in meno. Più precisi: 7,388 milioni contro 6,869. 
Giustificazioni: calo fisiologico, campione ristretto, coincidenza. Eppure la vasta comunità orfana di Bruno Vespa e Michele Santoro, scippata dei programmi serali, poteva rifugiarsi nei telegiornali, unica finestra sui fatti del giorno. La tendenza conferma la teoria: più 150 mila per il Tg2 di Mario Orfeo (che criticava la par condicio), cifre invariate per il Tg3 di Bianca Berlinguer. Nella corsa senza con-correnti, a reti unificate, perde soltanto Minzolini. 



Gli scommettitori avrebbero quotato zero (o virgola) il crollo del Tg1 in solitario, quote peggiori per la prevedibile disfatta delle tribune elettorali: i contenitori di una manciata di minuti, sparsi qui e lì nei palinsesti, per rispettare il sacro nume della par condicio. 

Aspettando i comizi a microfono aperto, guai a filtrare un discorso del candidato con un giornalista, la Rai propone minuscoli spazi: dodici al giorno, divisi tra i canali generalisti. La corrida inizia all'alba, addirittura alle 6,27 su Rai Uno: 160 mila spettatori scarsi, 10 per cento di share, la metà del 'treno' che lancia Unomattina. 

La comunicazione politica dura da 90 secondi a quasi 4 minuti, nemmeno il tempo necessario per rendersi conto di chi, come e perché stia parlando. Nemmeno il tempo necessario per agguantare il telecomando e zittire la propaganda molesta. 


Una medaglietta per i riflessi spetta, però, ai 600 mila italiani che, finito il Tg1 Economia (erano in 2,25 milioni), corrono altrove per raggirare il comizio (visto da 1,660 milioni). 

Altro esempio. Mancano pochi minuti alle 14, su Rai Tre è l'ora dei telegiornali regionali, all'improvviso spunta l'ennesima tribuna: panico collettivo, resistono in 600 mila. Tre momenti tre, e per la cronaca da Trieste a Palermo sono in 3 milioni. 
La politica da piazza rovina l'ascolto medio della Rai, sia chi segue sia chi precede le tribune. Le percentuali di share sono da brivido: il 4 per cento è un miraggio su Rai Tre, alle 10 su Rai Due si fermano al 2,94% (120 mila spettatori). Morale della favola: il gusto di chi guarda è personale, la censura ideata e proposta da Mauro Masi brucia capitale economico (soldi pubblici) e sociale. 

Il direttore generale ha sventolato le precisazioni della Sipra (concessionario di pubblicità): “Nessun danno nel bilancio, le inserzioni slittano”. Come se le notizie potessero slittare e, trascorso un mese di buio, il risveglio fosse calmierato da una reclame sull'acqua diuretica. E così la gente comune scalpita, le associazioniAltroconsumo e Cittadinanzattiva hanno depositato un ricorso al Tar del Lazio contro la delibera del Cda Rai. Altro colpetto basso al pluralismo dell'azienda pubblica, condiviso da Mauro Masi e Alberto Maccari (responsabile servizi regionali): il prossimo 3 maggio, dagli studi di Napoli, interrompono la produzione di Neapolis, fascia quotidiana di Rai Tre sulle nuove tecnologie.



da il Fatto Quotidiano del 10 marzo
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