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martedì 16 marzo 2010

Minzolini: "La disinformazione siete voi"



16 marzo 2010

Il direttorissimo davanti alla telecamera del Fattosostiene di non aver mai mentito e di non aver mai subito pressioni

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini era ieri a Roma per registrare la puntata di “Mentana condicio”, in onda sul sito Web del CorriereIl Fatto gli aveva più volte chiesto un’intervista e ieri, abbandonato dal suo autista ai nostri microfoni, ce l’ha concessa: Minzolini, ora che la commissione di Vigilanza Rai ha confermato la sospensione dei talk-show, sarà la principale fonte d’informazione del servizio pubblico.

Direttore, perché ha mentito a milioni di persone dicendo che l’avvocato Mills è stato assolto anziché prescritto?

Non ho mai mentito, mai!

Non è vero che il Tg1 ha detto: Mills è stato assolto?

In otto edizioni del Tg1 ho detto quello che dovevo dire. Poi c’è stata quella sintesi...

Lei è stato intercettato mentre dice a Berlusconi che al suo richiamo lei è sempre pronto.

Questo lo dice lei!

Prima delle dichiarazioni di Spatuzza ha detto anche che se "a Palermo fanno qualche scherzetto intervengo io".

Lo dice lei questo! Lei!

Lei era in contatto con la "cricca" e poi ha fatto un editoriale contro quelle intercettazioni.

Non sapevo assolutamente di essere intercettato. E quello che ho detto lo ripeterei ancora adesso.

Ha mai assecondato richieste del ministro Tremonti di dare meno spazio a Brunetta?

No, assolutamente no.

Direttore, le pare corretto essere a disposizione del premier?

Io non sono a disposizione, lo sono come lei è a disposizione di Travaglio.

Io non mentirei se qualcuno me lo chiedesse.

Ma neanche io mento.

Dire che Mills è stato assolto, mentre in realtà è stato prescritto dopo una condanna, non è una bugia?

Ci sono otto edizioni del Tg1 in cui diciamo che Mills è prescritto. Per quanto riguarda il titolo c’è una scuola di pensiero, e se lei studia probabilmente se ne accorgerà, che dice che si può utilizzare nel linguaggio... diciamo volgare della televisione, un termine del genere. La sera poi torniamo a parlare di prescrizione, e il comitato del Tg1 prende atto con soddisfazione della precisazione. Questo è un atteggiamento strumentale tutto votato a fare campagna elettorale: banaaaale!

Lo sanno tutti che assoluzione e prescrizione non sono sinonimi.

No, dico che nel linguaggio televisivo si può arrivare anche a questo tipo di semplificazione.

E nel linguaggio giornalistico?

Eh?! Io parlo del linguaggio televisivo! Capito? Un attimo che cerco l’autista (lo chiama, ndr).

E’ vero che lei ha minacciato dei giornalisti del Tg1 perché appoggiassero la mozione a sostegno della sua direzione?

Ma le pare?

L’hanno riferito diverse persone (e ieri il caporedattore centrale è stato cacciato, ndr).

Ma di che? Ma io posso minacciare qualcuno? La smetta!

Direttore non la disturba essere diventato il simbolo della disinformazione?

Probabilmente è lei il simbolo della disinformazione!

Perché?

Leggo delle cose vostre che sono al di fuori del mondo! Io poi non lo leggo purtroppo il Fatto Quotidiano. (Minzolini telefona al suo autista e lo sgrida: "Non è normale, no? Ecco! Ti sbrighi per favore? Grazie! Ti sbrighi, eh?! Grazie!").

Pure il direttore Mauro Masi ha detto "pressioni così neanche nello Zimbabwe".

Io non ho avuto nessun tipo di pressione. Quando io faccio un editoriale lo faccio indipendentemente da quello che pensa qualcuno, lo capisce? Questo se lo deve mettere in testa!

E l’editoriale contro la piazza?

Io ho sempre detto che non c’è un regime in questo Paese. Se questo è un regime com’è che ad essere intercettato è proprio il presidente del Consiglio?

Direttore, non le sembra eccessivo paragonarsi a Giovanni Amendola?

Ho riportato soltanto la scemenza che ha detto uno dei tanti (Di Pietro), che dice quelle cose quando usa l’espressione "Via a pedate".

Da il Fatto Quotidiano del 16 marzo





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sabato 13 marzo 2010

L'incapacità di chiedere scusa



"Chiedi scusa!". Vi ricordate i vostri genitori? Dopo una testata al compagno di giochi o una pernacchia alla vicina di casa scattava la sberla e subito dopo l'ordine, tassativo, delle scuse sotto minaccia di un altro manrovescio. La parola: "scusa" era una richiesta di perdono, un'ammissione di colpa, un atto di umanità. L'incapacità di chiedere scusa non è virilità, ma una forma di vigliaccheria e di superbia. Chi si ritiene superiore ai propri errori non è tenuto a giustificarsi. Al posto della scusa scattano le scuse, i buoni motivi di cattivo gusto per assolversi, insieme alle accuse a chiunque faccia notare gli errori commessi.
Un ministro che alza le mani su un giornalista non deve scusarsi. Dei cialtroni che non presentano in tempo le liste per le elezioni regionali non devono scusarsi. Il Pdmenoelle che ha fatto passare lo Scudo Fiscale e il Lodo Alfano può fare spallucce alla D'Alema. Il PDL non è riuscito a raccogliere l'adesione di qualche migliaio di cittadini in Lombardia e nel Lazio non si è neppure presentato, ma pretende di governare quelle regioni in virtù di una investitura popolare. Alza la voce, chiama la piazza. Un bullo della democrazia. E' il rovesciamento della logica, invece di porgere le proprie scuse, le pretende dagli altri. Ma chi chiede scusa oggi? Forse Bertolaso per l'allegra compagnia di imprenditori finiti in galera? Moratti e Formigoni per l'inquinamento di Milano per cui hanno ricevuto un avviso di garanzia? Non ci pensano neppure, anzi. Formigoni ha sventolato in conferenza stampa l'avviso come fosse un attestato, qualcosa di cui andar fiero. Il ribaltamento della scusa è l'accusa a chi ti chiede conto delle tue azioni.
Nel nostro quotidiano frasi come: "E adesso devo chiedere anche scusa?", "Scusa un cazzo!", "Scusa decchè?" o l'impagabile: "Scusaaaaaaaaaaaa...", miagolato come un vaffanculo a un minorato mentale, sono normali. Le scuse non si devono più pretendere nel caso di un torto subito, di un'azione maldestra, di un tradimento. E' sconveniente. Un atteggiamento reazionario, un po' retrò. In fondo, per qualunque azione si segue la propria natura. Non si può reprimere l'istinto, potrebbero intervenire effetti psicsoomatici collaterali. Le scuse non vanno più chieste, ma anticipate, con un vaffanculo o un calcio nei coglioni. Dopo, vedrete, arriveranno da sole. E' una questione di bon ton.





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Liberiamo il paese dal despota Berlusconi




  Questo è l'intervento di Antonio Di Pietro, oggi a piazza Navona - Roma.

 Le nostre istituzioni sono state occupate con la forza della corruzione e con l’inganno della disinformazione dal piduista Berlusconi. Noi c’eravamo, a piazza Navona, all’inizio della legislatura, per avvisare per tempo gli italiani del rischio che correvamo affidando il governo a un corruttore matricolato come Berlusconi, e siamo stati presenti e attivi in ogni piazza d’Italia per informare i cittadini dei pericoli che la democrazia stava correndo. Noi c’eravamo e ci siamo.

All’inizio siamo stati presi per eversivi e visionari. Oggi i fatti ci danno ragione, tant’è vero che siamo tutti qui, proprio perché quei pericoli da noi paventati oggi si stanno avverando, tant’è vero che altre forze politiche li stanno avvertendo. Sì, oggi siamo qui perché è della deriva antidemocratica e neo-fascista dell’attuale governo che dobbiamo parlare, che dobbiamo occuparci e dobbiamo farlo ora, tutti insieme, prima che sia troppo tardi.
 Solo di questo dobbiamo parlare oggi, e solo su questo dobbiamo impegnarci tutti insieme da oggi in poi. Di nient’altro dobbiamo avere la forza, il coraggio e l’umiltà di parlare, perché altrimenti ancora una volta si corre il rischio che le nostre parole vengano strumentalizzate. Per questo lo diciamo con il cuore in mano e con la serenità d’animo: state sereni e traete un sospiro di sollievo. Noi dell’Italia dei Valori da oggi non affronteremo altri argomenti se non quello di liberare il paese dal despota Berlusconi, perché sappiamo bene che la stampa di regime cercherà di spostare l’attenzione anche oggi da quella che è la vera ragione per cui voi siete qua: la richiesta formale ai partiti dell’opposizione di trovare con umiltà e responsabilità una speranza per costruire un’alternativa di governo e mandare a casa Berlusconi.
 Certo, quel che è successo è successo, e prima o poi a bocce ferme, a democrazia salvaguardata, arriverà anche il momento per riflettere sul perché tutto questo è potuto accadere. Io sono convinto che se la politica, nel ‘94, avesse preso spunto dall’inchiesta Mani Pulite per cambiare alcune regole del gioco, oggi non saremmo qui ancora come prima e peggio di prima. Io sono certo che se la politica, dal ‘94, avesse stabilito la regola che i condannati non devono essere candidati, e che i rinviati a giudizio non devono assumere incarichi di governo, e che gli imprenditori che commettono reati non devono avere appalti o lavori dalla pubblica amministrazione, oggi avremmo una classe politica, parlamentare, di governo e imprenditoriale diversa.
 Noi dell’Italia dei Valori siamo stati accusati di esagerare quando parliamo di regime, quello che ci sta propinando Berlusconi. Io non devo insegnare nulla a questi intellettuali che fanno la morale quando gridiamo al regime, ma quando un Parlamento non è più in grado di fare una legge ma soltanto di alzare una mano per un voto di fiducia ai tanti decreti legge che il governo presenta; quando un parlamento e un governo emanano soltanto provvedimenti ad-personam, e ne sono stati emessi ben 37 che riguardano soltanto Berlusconi; quando l’informazione o viene imbavagliata o viene asservita, o è connivente come in questi giorni stiamo scoprendo, quando gli organi di controllo a loro volta o sono asserviti, o vengono imbavagliati, o vengono criminalizzati come abbiamo visto in questi giorni accadere con l’Autorità di Controllo per le Comunicazioni, o nella criminalizzazione verso gli organi della magistratura, o nel bavaglio all’informazione. Ve lo ricordate l’editto contro Biagi? Ieri abbiamo scoperto che ha fatto un editto anche contro Santoro. Quando vogliamo liberarci di questo governo? La nostra solidarietà è andata ieri a Biagi ed oggi a Santoro, che avremmo voluto qui, oggi, a parlare, per testimoniare che non ci arrendiamo a coloro che vogliono zittire l’informazione libera.
 Oggi l’informazione pubblica è in mano ai vari Minzolini che, come dimostrano molti recenti casi, sono a disposizione del regime di turno. Oggi l’informazione privata è quasi completamente nelle mani del Presidente del Consiglio, sia quella televisiva che la stampa. Alla faccia del conflitto di interessi! Ma dobbiamo dirlo anche in questa piazza, perché è troppo facile prendersela solo con Berlusconi per questa situazione dell’informazione: il tutto è avvenuto con il concorso di colpa grave di un centro-sinistra che in passato ha pensato di scherzare col fuoco e si è bruciato le mani. Al riguardo, sarebbe bene che i responsabili di quelle omissioni almeno oggi venissero qui a chiedere scusa agli italiani.
 La magistratura è stata ridotta all’impotenza, senza mezzi, senza strumenti, senza personale, senza risorse. Ogni giorno viene criminalizzata e denigrata. Senza contare la continua serie di leggi ad-personam che continuano a farsi. Da ultimo c’è quella sulle intercettazioni, che vogliono realizzare con un decreto legge, ma io ritengo più grave quel che è avvenuto nei giorni scorsi in Parlamento, quando colpiti carte alla mano non hanno potuto fare a meno di dire sì all’autorizzazione all’arresto di Di Girlolamo. E perché Cosentino no? Perché Cosentino sta al governo? Perché si occupa ancora di fare le liste per governare le regioni? Questa è ipocrisia! Questa è presa in giro.
 Ecco perché noi diciamo che questo governo deve andare a casa, perché non si occupa di quello di cui si deve occupare. Non si occupa di quello di cui il paese reale ha bisogno, di quello di cui hanno bisogno la moltitudine di giovani senza lavoro, le masse di lavoratori precari, i licenziati a iosa, le famiglie che non arrivano a fine mese, la sanità e la scuola pubblica che sono abbandonate a se stesse. Non solo, questo governo non si occupa neanche delle aziende che chiudono ogni giorno, del debito pubblico che sale vertiginosamente, della crisi che galoppa, a tal punto che lavoratori e imprenditori si ammazzano tutti i giorni, e questo governo continua ad occupare le attività del parlamento per fare leggi che servono soltanto a se stesso.
 Di fronte a tutto questo, noi denunciamo che ci troviamo di fronte a un novello Nerone, che ride mentre la crisi sta uccidendo le famiglie, che ride dicendo che va tutto bene, che se la canta e se la suona da solo con le sue barzellette, mentre il paese va allo sfascio.

 Allora il nostro compito non è solo quello di spegnere il fuoco oggi, ma di ricostruire il paese dalle fondamenta, partendo dalle macerie che questo governo ormai al crepuscolo ci sta lasciando. Voglio arrivare a un atto di responsabilità che mi prendo qui, e che noi partiti dell’opposizione dobbiamo prendere insieme, se vogliamo dare una risposta a questa piazza, perché questa piazza non è qui soltanto per manifestare: è qui per chiedere un’alternativa, per sapere cosa vogliamo fare noi.
 Bene: qui, a nome dell’Italia dei Valori, io prendo un impegno prioritario, che sono certo anche gli altri partiti dell’opposizione avranno il coraggio e l’umiltà di prendere, anche nei confronti dell’Italia dei Valori, che molto spesso è stata denigrata dagli altri partiti dell’opposizione – come al solito se la prendono con chi grida al male, anziché con il male.

 Dobbiamo tutti insieme, davanti a voi, assumere l’impegno di uno sforzo comune per abbattere democraticamente alle urne il governo Berlusconi, e per farlo dobbiamo stare uniti, perché la matematica non è un’opinione. Bisogna vincere le elezioni, vincere queste elezioni regionali, e vincere le prossime elezioni politiche. Bisogna vincere ma anche convincere, perché se vinci e da Berlusconi ci mandi un Berluschini, non cambia niente. Per questo, dobbiamo fare ora come hanno fatto i nostri padri quando, per liberarci dal fascismo, si sono messi insieme, laici e cattolici, democristiani e comunisti, liberali e socialisti. Oggi bisogna trovare la forza e l’umiltà, e noi dell’Italia dei Valori vogliamo averle. Scusateci, voi intransigenti, che vorreste che noi dell’italia dei Valori questo non lo facciamo, ma noi dobbiamo avere la forza e l’umiltà di pensare al paese, e non soltanto agli interessi di partito. Dobbiamo cercare, con forza e con umiltà, di convincere gli altri partiti a fare squadra insieme. Questo deve essere il nostro prioritario impegno se vogliamo contrastare Berlusconi, se vogliamo vincere le elezioni, se vogliamo offrire al paese un’alternativa. Dobbiamo cioè alzare di più la voce per far sapere al paese che la prossima volta alle elezioni stiano attenti, perché con Berlusconi non si scherza. Quello gli dai un dito e si prende il braccio, quello utilizza le istituzioni solo per se stesso, quello è un piduista, e come tutti i piduisti, fa tutto ciò che fa per l’interesse proprio e per la propria casta.
 E allora, noi dell’Italia dei Valori siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, a fare squadra comune con gli altri partiti della coalizione, e soprattutto con quella parte della società civile che non vuole arrendersi né subire in silenzio. Però per favore, anche voi, dite agli altri partiti della coalizione che se anche non è legge, alcune regole fondamentali sul piano etico dobbiamo rispettarle tutti. Se abbiamo delle mele marce, a partire da noi e continuando con gli altri partiti, mettiamole fuori noi, perché altrimenti non riusciamo a distinguerci dagli altri. Così dobbiamo fare per queste elezioni regionale, e così dobbiamo fare per le prossime elezioni politiche.
 Invito perciò tutti i cittadini ad un gesto di fiducia verso di noi, e noi ad un gesto di umiltà, per rispetto vostro. Stare uniti è l’unico modo per liberare questo paese dalfascismo di ritorno.



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giovedì 11 marzo 2010

La torta dell'Expo 2015



L'Expo 2015 ha questo di bello, che serve per "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Questo è infatti il tema dell'Esposizione Universale di Milano. Le esposizioni sono un retaggio di fine '800. Oggi, con un click del pc tutto è visibile, qual è il senso di costruire capannoni e grattacieli per richiamare persone da tutto il mondo per una fiera dell'ovvio? Per quale motivo si dovrebbe prendere l'aereo da New York o da Tokyo per visitare l'area più cementificata d'Europa? Tra le più inquinate del mondo con lo smog al posto dell'aria? All'Expo del 1992 di Siviglia parteciparono 42 milioni di visitatori e fu un fallimento economico. A Milano erano previsti all'inizio 29 milioni, ora la previsione è di 20 milioni e mancano ancora 5 anni. L'investimento ipotizzato per Expo 2015 è di 20 miliardi di euro. Dove sono questi soldi? Invece di investire in calcestruzzo e viadotti, con una cifra simile Tremorti potrebbe risollevare l'intera economia lombarda in cui tutti i giorni chiude almeno un'azienda.


Intervista a Gianni Barbacetto

"Sono Gianni Barbacetto, faccio il giornalista, lavoro per Il Fatto Quotidiano, lavoro anche per Repubblica, scrivo qualche libro che serva, spero a comprendere la realtà in cui viviamo.
Milano è la città che ha vinto la gara internazionale per fare l’Expo 2015, qui nel 2015 ci sarà la grande esposizione universale. Ci hanno detto che è una grande vittoria, un grande successo per la città poter fare questa iniziativa, in realtà sono passati alcuni anni, ormai dalla vittoria della gara internazionale per l’Expo 2015 ed ancora non siamo riusciti a capire se l’Expo si farà davvero. C’è la crisi, mancano i soldi, ci sono litigi feroci dentro i partiti di maggioranza, dentro i poteri milanesi per chi si mangerà la fetta più grande di questa tavola imbandita, ammesso che di tavola si parli, che i soldi per farlo questo Expo benedetto ci siano alla fine, una grande confusione!
In questa confusione si inserisce un ulteriore pericolo, rischio, se l’Expo si farà e se si spenderanno dei soldi, i soldi all’inizio erano tantissimi, un pacco di milioni di euro che avrebbero fatto la felicità di qualunque costruttore, benissimo, c’è anche un invitato diverso dal solito a questa tavola imbandita, non soltanto i politici, non soltanto icostruttori, gli imprenditori, ma anche la mafia. Soprattutto i gruppi di ‘ndrangheta, che hanno molti interessi a Milano e che non si lasciano sfuggire i buoni affari, hanno già alzato le antenne per vedere se possono portare a casa anche loro la loro fetta di questa torta milionaria dell’Expo 2015. C’è stata un’indagine giudiziaria, un’indagine che è stata strangolata nella culla perché una fuga di notizie ha bloccato la possibilità di continuare le indagini e di capire cosa c’era in corso, cosa c’è in corso.
C’è in corso il fatto che le famiglie della 'ndrangheta calabrese già insediate saldamente al nord, stanno puntando a avere rapporti con la politica per riuscire a avere una fetta degli affari dell’Expo, la 'ndrangheta ha fatto negli ultimi anni un salto di qualità, ormai non è soltanto il monopolio del movimento terra nei canteri di Milano, dell’hinterland e della Lombardia, è riuscita ad avere anche appalti pubblici, l’hanno dimostrato alcune indagini sulla quarta corsia dell’autostrada Milano – Brescia e indagini sulla TAV, la 'ndrangheta è riuscita a mettere le mani anche su alcuni appalti pubblici, l’Expo è la prossima frontiera dei gruppi di ‘ndrangheta qui al nord.Di fronte a questo abbiamo una politica piuttosto assente, addormentata e un Prefetto di Milano che dice che sì la mafia c’è, ci sono degli insediamenti mafiosi, ma in fondo qui a Milano la mafia non c’è alla fine. Credo che questa sottovalutazione, queste miopie siano gravi perché impediscono di vedere quello che potrebbe succedere da qui al 2015, l’Expo una grande confusione, grandi litigi politici, grandi tentativi di spartirsi i soldi e pericoli concretissimi di infiltrazione della 'ndrangheta in questi appalti."

Ps. Continua il tour del MoVimento 5 Stelle! Venerdì 12, alle ore 20.45, sarò a Brescia in piazza della Loggia per sostenere Vito Crimi e tutta la Lista Civica Regionale.


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mercoledì 10 marzo 2010

Tronchetti in tribunale



Tronchetti Provera si è recato ieri in tribunale a Milano. E' stato intervistato da un giornalista free lance. Non se lo aspettava. Il tronchetto, infatti, è arrivato con il passo baldanzoso dell'uomo di azienda convinto di entrare subito nell'ufficio del giudice e sottrarsi quindi alle domande dei giornalisti. Impalato in corridoio per venti minuti, con la sua tipica postura da persona di ceto superiore, non gli è stato possibile evitare le richieste di chiarimento su Giuliano TavaroliEmanuele Cipriani e l'allegra compagnia di intercettatori illegali pagati da Telecom Italia.
Il suo colore, che tende naturalmente al grigio topo, si è lentamente imporporito. Leguance cineree sono diventate di un bel rosso acceso. La sudorazione è apparsa improvvisa e copiosa sulla sua pelle incartapecorita. Di fronte a domande dirette in cui gli si chiedeva conto della gestione di un'azienda di cui era presidente, di cui aveva il totale controllo attraverso i suoi uomini, un'azienda che raccoglieva dossier su giornalisti, manager, politici, cittadini comuni, Tronchetti si è irritato, è rimasto sorpreso da tanta curiosità. Fabio Fazio non gli aveva chiesto nulla del genere a: "Che tempo che fa".
Tronchetti era già stato convocato in aula il 26 febbraio, non aveva potuto aderire alla richiesta per un legittimo impedimento. Quel giorno era impegnato in una irrinunciabile colazione di lavoro con un ambasciatore. Il giudice Mariolina Panasiti lo ha riconvocato per il 9 marzo per conoscere la sua versione sulle dichiarazioni di Cipriani che è stato per anni a libro paga della Security di Tavaroli. Cipriani ha affermato che Tronchetti era a conoscenza delle sue attività. Tronchetti dice il contrario. Migliaia di persone sono stateintercettate, dossierate e lui afferma di non saperne nulla. Tronchetti Dov'era? Se non sapeva, come lui sostiene, che razza di manager è? Perché ha incassato superstipendi e stock options? Grazie a quali capacità?
Forse ci sarà un nuovo processo per gli ex vertici Telecom per la frode di 2 miliardi di euro in cui sono coinvolte Telecom Sparkle e Fastweb.Infatti, il giudice delle indagini preliminari su Telecom Sparkle, Aldo Morgigni, ha chiamato in causa i vertici di Telecom Italia del periodo incriminato, quindi anche Tronchetti, per la ''solare evidenza delle loro responsabilità". Tronchetti, anche in questo caso, Dov'era?

Ps: Continua il tour elettorale per sostenere le liste del MoVimento 5 Stelle. Giovedì 11 alle ore 18.00 sarò in piazza dei Signori a Verona e alle ore 21.00 sarò a Vicenza con David Borrelli e i ragazzi della lista civica regionale a 5 stelle.
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Tribune elettorali, aiuto! In Rai gli ascolti affondano


10 marzo 2010
Fuga dai dibattiti, Minzolini perde 500 mila spettatori.



Par condicio, danni collaterali. Il telecomando ha votato: se laRai spegne l'informazione, i cittadini cambiano canale. Le ingessate tribune elettorali sono un corpo estraneo impiantato per ordine e – causa crisi di rigetto – appena i politici compaiono in video, l'italiano scompare. Scappa. 

La molteplice sospensione per un mese – AnnozeroPorta a Porta, Ballarò el'Ultima parola – ha consegnato l'esclusiva delle notizie ai direttori dei tg, adAugusto Minzolini
Al telegiornale che confonde un'assoluzione con una prescrizione, che collauda le case de L’Aquila per raccontare l'inchiesta sugli appalti, che ospita monologhi a telecamera fissa. I dati Auditel sono neutri (e feroci). 

Due lunedì a confronto per il Tg1: 1 marzo (inizio del bavaglio) e 8 marzo, circa 520 mila spettatori in meno. Più precisi: 7,388 milioni contro 6,869. 
Giustificazioni: calo fisiologico, campione ristretto, coincidenza. Eppure la vasta comunità orfana di Bruno Vespa Michele Santoro, scippata dei programmi serali, poteva rifugiarsi nei telegiornali, unica finestra sui fatti del giorno. La tendenza conferma la teoria: più 150 mila per il Tg2 di Mario Orfeo (che criticava la par condicio), cifre invariate per il Tg3 di Bianca Berlinguer. Nella corsa senza con-correnti, a reti unificate, perde soltanto Minzolini. 



Gli scommettitori avrebbero quotato zero (o virgola) il crollo del Tg1 in solitario, quote peggiori per la prevedibile disfatta delle tribune elettorali: i contenitori di una manciata di minuti, sparsi qui e lì nei palinsesti, per rispettare il sacro nume della par condicio

Aspettando i comizi a microfono aperto, guai a filtrare un discorso del candidato con un giornalista, la Rai propone minuscoli spazi: dodici al giorno, divisi tra i canali generalisti. La corrida inizia all'alba, addirittura alle 6,27 su Rai Uno: 160 mila spettatori scarsi, 10 per cento di share, la metà del 'treno' che lancia Unomattina

La comunicazione politica dura da 90 secondi a quasi 4 minuti, nemmeno il tempo necessario per rendersi conto di chi, come e perché stia parlando. Nemmeno il tempo necessario per agguantare il telecomando e zittire la propaganda molesta. 


Una medaglietta per i riflessi spetta, però, ai 600 mila italiani che, finito il Tg1 Economia (erano in 2,25 milioni), corrono altrove per raggirare il comizio (visto da 1,660 milioni). 

Altro esempio. Mancano pochi minuti alle 14, su Rai Tre è l'ora dei telegiornali regionali, all'improvviso spunta l'ennesima tribuna: panico collettivo, resistono in 600 mila. Tre momenti tre, e per la cronaca da Trieste a Palermo sono in 3 milioni. 
La politica da piazza rovina l'ascolto medio della Rai, sia chi segue sia chi precede le tribune. Le percentuali di share sono da brivido: il 4 per cento è un miraggio su Rai Tre, alle 10 su Rai Due si fermano al 2,94% (120 mila spettatori). Morale della favola: il gusto di chi guarda è personale, la censura ideata e proposta da Mauro Masi brucia capitale economico (soldi pubblici) e sociale. 

Il direttore generale ha sventolato le precisazioni della Sipra (concessionario di pubblicità): “Nessun danno nel bilancio, le inserzioni slittano”. Come se le notizie potessero slittare e, trascorso un mese di buio, il risveglio fosse calmierato da una reclame sull'acqua diuretica. E così la gente comune scalpita, le associazioniAltroconsumo Cittadinanzattiva hanno depositato un ricorso al Tar del Lazio contro la delibera del Cda Rai. Altro colpetto basso al pluralismo dell'azienda pubblica, condiviso da Mauro Masi e Alberto Maccari (responsabile servizi regionali): il prossimo 3 maggio, dagli studi di Napoli, interrompono la produzione di Neapolis, fascia quotidiana di Rai Tre sulle nuove tecnologie.



da il Fatto Quotidiano del 10 marzo
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