Visualizzazione post con etichetta Silvio Berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Silvio Berlusconi. Mostra tutti i post

sabato 27 marzo 2010

Regionali. Berlusconi dilaga in tv


27-03-2010

ROMA. Lascia anticipatamente il vertice europeo di Bruxelles per dilagare in televisione e spiegare che le regionali sono un test politico che però non avranno nessuna conseguenza sul governo a prescindere dal risultato. Ma nell'ultimo giorno di campagna elettorale prima del silenzio imposto dalla legge, Silvio Berlusconi non estrae assi dalla manica. Nessun annuncio a sorpresa come il taglio dell'Ici calato sul tavolo dell'ultimo confronto televisivo contro Romano Prodi nelle politiche del 2006. Il leader del centrodestra preferisce ripetere come un mantra i cavalli di battaglia di queste settimane: la sinistra antidemocratica, il partito dei giudici che comanda il Paese, il premier ridotto ad un mero "suggeritore" subordinato al capo dello Stato. Unica novità, un appello rivolto all'opposizione affinché cambi atteggiamento, abbandonando gli insulti e consentendo un dialogo costruttivo sulle riforme. Ed è proprio su quanto resta da fare al governo che il premier insiste maggiormente.
Lasciata Bruxelles anzitempo, il premier nel primo pomeriggio di ieri raggiunge gli studi di Sky Tg24. Si sottopone al fuoco di fila di domande, anche a quelle più scomode. Conferma di voler tenere bassa l'asticella oltre la quale si dichiarerà vincitore. "Ogni regione in più sarà un successo, ma la vera vittoria sarebbe che la maggioranza dei cittadini fosse amministrata da noi". Dice di non temere l'astensionismo e di confidare nel "buon senso" degli italiani. In ogni caso, aggiunge a scanso di equivoci, anche in caso di sconfitta "non cambierà nulla" perché il mandato del governo è di cinque anni.
Berlusconi punta molto sulle riforme, sia per invogliare gli indifferenti sia per placare le tensioni interne alla maggioranza. Non solo quella della giustizia, che resta comunque la "più urgente", ma anche sull'ammodernamento del fisco con la "prospettiva" di ridurre le tasse. Ovviamente, la "rivoluzione liberale" comprende anche le riforme istituzionali. Magari non attraverso i gazebo visto che, spiega per evitare ulteriori polemiche con Gianfranco Fini, per scegliere fra presidenzialismo e premierato ci sono "mille modi". Attacca giornali ("organi di disinformazione assoluta"), sinistra ("antidemocratica e sovietica"), pm politicizzati ("in aula troverei plotoni d'esecuzione"). Esclude l'ipotesi di un sorpasso della Lega sul Pdl al Nord, definisce Pier Ferdinando Casini "schizofrenico" e un voto dato all'Udc inutile; ribattezza Pier Luigi Bersani un "professionista nel capovolgimento della realtà" e torna ad attaccare Magistratura Democratica.
Accusa Michele Santoro di portare in giro "lugubri carri di Tespi" e chiede che almeno i suoi "processi senza contraddittorio" si facciano lontano dalla Rai.
Parla anche di futuro, spiegando che a decidere il successore non sarà lui, ma il partito, con un congresso o forse con delle primarie. A Sky dice che con una "sinistra che offende e calunnia non c'é alcuna possibilità" di confronto. Poi, quando a intervistarlo è StudioAperto, apre al dialogo sulle riforme: abbiamo i numeri per farle da sole, ma "per il bene del Paese é auspicabile che siano condivise". Da qui l'invito al centrosinistra ad abbandonare toni "sguaiati e violenti" per cambiare il clima politico.
Parla al Gr1, al Tg4, al Tg1 e al Tg2. Ma la sostanza non cambia. L'ultima apparizione pubblica la fa al comizio per la candidata nel Lazio, Renata Polverini. Parla della busta con della polvere sospetta recapitata nella sua villa di Arcore. Prima con tono scherzoso, spiegando che hanno evacuata casa sua e suo figlio è finito in una "stanza sigillata". Qualche passaggio dopo, più serio, aggiunge: "Hanno provato a farmi fuori" in tutti i modi e adesso tentano di farlo con "statuette o polverine". Si dice sicuro di vincere queste elezioni che non sono solo regionali, ma "nazionali e politiche" e annuncia di voler fare una manifestazione ogni primavera a piazza in Piazza San Giovanni. Di annunci a sorpresa, però, nessuno.



Reblog this post [with Zemanta]

giovedì 25 marzo 2010

Napolitano raffredda i toni della campagna elettorale


25-03-2010

ROMA. Primo, tenere unito il paese. Secondo, "onorare la Costituzione rispettando tutte le istituzioni dello Stato democratico". Con questi richiami Giorgio Napolitano ha provato a raffreddare il clima rovente di una campagna elettorale contrassegnata dagli attacchi del presidente del Consiglio alla magistratura e dall'annuncio di riforme istituzionali presidenzialiste, anche se non condivise con le opposizioni, da ratificare per referendum costruendo il consenso nei gazebo.
Silvio Berlusconi non ha commentato Napolitano, non ha aggiunto ulteriori affondo. Ma ieri mattina aveva confermato quanto già detto nei giorni scorsi: "Questo voto, ha ripetuto di prima mattina ai microfoni del Tg5, è stato condizionato a tavolino da una magistratura di sinistra che vara inchieste a orologeria, da una sinistra "ammanetatta a Di Pietro" che ha cercato di cancellarci non ammettendo la nostra lista nel Lazio, e da giornali che raccontano falsi scandali". Gianfranco Fini ha osservato che "per le riforme l'approccio non può essere basato sulle strumentalizzazioni di tipo propagandistico o legato al vantaggio, pur legittimo, che possa trovare questa o quella parte", ma finalizzate allo spirito costituente "ed avere come obiettivo l'interesse generale e il bene comune, nel rispetto della dialettica tra le forze e le culture politiche, garantendo una Costituzione riformata che rappresenti una garanzia per tutti gli italiani".
Alle nove e mezza, quando è arrivato alle Fosse Ardeatine, per l'annuale commemorazione delle 335 vittime dell'eccidio nazista, il presidente della Repubblica aveva già visto i lanci di agenzia. Al temine della cerimonia, i giornalisti gli hanno chiesto quanto vale la lezione di quel terribile episodio di 66 anni fa. "Ho il dovere, come si sa e come è scritto nella Costituzione, di rappresentare l'unità nazionale, di tenere unito il Paese. E non penso ad altro che a questo: a come influire per la mia parte. Sono qui - ha aggiunto - per ribadire che cosa ha rappresentato il superamento della tragica esperienza della guerra e della barbarie nazista: la fondazione dello Stato democratico e la Costituzione, che noi dobbiamo onorare anche rispettando tutte le istituzioni dello Stato democratico". Poche parole, misurate, ma molto chiare che hanno suscitato il plauso del Pd, dell'IdV e della radicale Emma Bonino, e il consenso di circostanza di alcuni esponenti del Pdl. Roberto Calderoli (Lega Nord) ha chiesto a tutti di mettersi una mano sulla coscienza, dopo il voto di domenica e lunedì, "per riprendere il cammino delle riforme e del dialogo, per non farle nascere zoppe".
Tra le istituzioni da rispettare, ha commentato Maurizio Gasparri (Pdl) "c'è anche il governo, che spesso è al centro di attacchi velenosi". Il fatto è, ha detto Rosi Bindi, presidente del Pd, che chi cerca lo scontro con le istituzioni, offende la democrazia "e purtroppo questo è lo stile del nostro presidente del Consiglio". Berlusconi deve smetterla di fomentare tensioni fra poteri dello Stato, ha detto Enrico Letta, vice segretario del Pd, e se vuole portare le riforme nei gazebo, faremo valere le nostre buone ragioni anche lì. Quello di ieri, ha detto Leoluca Orlando (IdV) è il 24/mo attacco di Berlusconi alla magistratura in 24 giorni.
"Sta sfasciando lo Stato pezzo a pezzo", ha aggiunto Massimo Donadi, anch'egli del partito di Di Pietro. L'Associazione Nazionale Magistrati ha stigmatizzato le critiche. Le "gravi e reiterate aggressioni" alla magistratura, sostiene l'Anm, sono un "problema dell'intero Paese e delle sue istituzioni", ma non ci faremo "trascinare sul terreno dello scontro politico" e perciò abbiamo deciso di non replicare al nuovo attacco del premier.




Reblog this post [with Zemanta]

Silvio Berlusconi. L'incubo della sinistra


25-03-2010

Il premier attraversa l'Italia da Nord a Sud, martedì Torino e ieri Bari, ripetendo all'infinito le sue accuse contro la sinistra e la magistratura ad essa asservita e tratteggiando ogni giorno di più un'idea di partito diversa da quella del co-fondatore, Gianfranco Fini
BARI. Gazebo ha detto, e gazebo saranno. A tre giorni dal voto Silvio Berlusconi, senza tenere in nessun conto i rilievi del co-fondatore del Pdl Gianfranco Fini, tiene il punto sull'annuncio di voler affidare al popolo la scelta sulle riforme istituzionali. "Sono stato criticato perché ho detto che saranno i cittadini a decidere se dovrà essere eletto direttamente da loro il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio. Sono felice di queste critiche, perché sono convinto della giustezza della mia posizione", rilancia da Bari, insistendo piccato sull'idea, nonostante l'altolà dell'alleato.
"Per le riforme l'approccio non può essere basato sulle strumentalizzazioni di tipo propagandistico o legato al vantaggio, pur legittimo, che possa trovare questa o quella parte", aveva preso le distanze Fini, insistendo invece per "riforme finalizzate allo spirito costituente, all'interesse generale e al bene comune, nel rispetto della dialettica tra le forze e le culture politiche".
Ma Berlusconi non pare volerlo ascoltare. Il premier attraversa l'Italia da Nord a Sud, martedì Torino e ieri Bari, ripetendo all'infinito le sue accuse contro la sinistra e la magistratura ad essa asservita e tratteggiando ogni giorno di più un'idea di partito diversa da quella del co-fondatore. "Il nostro Pdl è nato per ascoltare la gente, per prendere decisioni dal basso, per essere una formazione politica diversissima dai partiti della prima repubblica", insiste nella ricerca di investitura popolare il Cavaliere, mentre la terza carica dello Stato si mostra attento alle ragioni dell'opposizione ed agli equilibri istituzionali, e cerca di elevare con fondazioni e pensatoi il dibattito nel Pdl. Che a Fini non piace come è, mentre Berlusconi lo trova "un partito assolutamente democratico, dove le scelte vengono fatte dagli organi previsti per statuto a maggioranza, ascoltando la voce del popolo".
Quindi anche sull'elezione diretta del premier o presidente del Consiglio, dice, galvanizzando la platea in tripudio, "la scelta deve essere del popolo, direttamente vostra".
Dalle urne non è ancora uscito il responso delle Regionali, che necessariamente inciderà anche sugli equilibri del Pdl, ma Berlusconi ha già in mente un suo percorso, cerca la conferma della leadership nella spinta popolare e intanto assicura che con Bossi non ci saranno problemi. Perché "il sorpasso non ci sarà e con la Lega c'é un'alleanza strategica per riformare il paese".
Il Carroccio subito ripaga il premier di tanta fiducia, sostenendo con il ministro delle Riforme Roberto Calderoli che sul presidenzialismo è un bene consultare il popolo".
Par condicio, immigrazione, riforma delle istituzioni, della giustizia e del fisco, intercettazioni: su nessuna di queste cose Berlusconi - e lo ha ripetuto anche ieri - intende cercare a tutti i costi l'accordo con gli avversari politici. E anzi anche da Bari - dove è arrivato ieri per appoggiare il candidato Pdl Rocco Palese in un padiglione della Fiera del Levante dai molti spazi vuoti (nonostante i dodici mila presenti per la Questura) - Berlusconi torna a chiedere "una scelta di campo tra noi e loro, un voto che dia forza al governo nazionale per fare le riforme nei prossimi tre anni".
"La sinistra, da 16 anni a questa parte, ha un solo grande incubo e grande collante: questo incubo si chiama Silvio Berlusconi", era tornato all'attacco degli avversari al mattino il Cavaliere collegato con il Tg5, per poi, a sera, di nuovo protestare contro la magistratura politicizzata e"l'indecenza di un paese dove un premier può essere intercettato e finire senza potersi difendere sotto le terribili accuse di un signor Travaglio, in una tv di Stato pagata da tutti".
Riforma della par condicio, delle intercettazioni e "riduzione del numero di parlamentari inutili", saranno tra i primi passi dopo il voto.
 Con un ultimo avviso agli elettori pugliesi: "Chi vota per l'Udc e per la Poli Bortone non solo butta via il suo voto ma lo regala alla sinistra e a Nichi Vendola". Mentre il successo alle Regionali per il premier si valuterà sulla "maggioranza degli italiani governati dal centrodestra" e non dal numero di governatori conquistati da Pdl e Lega.



Reblog this post [with Zemanta]

domenica 21 marzo 2010

Berlusconi, un guitto senza guizzo



21 marzo 2010

Gli unici milioni veri, in piazza San Giovanni, sono Alfredo Milioni e i suoi cari, giunti peraltro sul posto con venti minuti di ritardo a causa dei giudici comunisti col ritratto di Che Guevara. Per il resto, la ripresa aerea ha fatto giustizia delle cifre sparate dal ballista di Arcore e dai suoi turiferari: poche decine di migliaia di persone, oltretutto recintate da ogni lato per sembrare di più. Una pena. Lui, poi, una noia mortale. Il Grande Comunicatore pare il vecchio guitto di Alberto Sordi nel finale di "Polvere di stelle", costretto a mendicare particine in teatri di periferia e a riesumare vecchie gag di repertorio per strappare pallidi sorrisi di circostanza e commiserazione.

Nemmeno le menzogne gli riescono più come una volta: ai bei tempi le improvvisava su due piedi, nuove di pacca. Sempre balle erano, ma almeno fresche. Quelle di ieri, lette dal discorso preparato con Gianni Letta (sai che allegria), puzzavano di muffa. Già sentite mille volte. Il modernariato della balla. Il comunismo, le toghe rosse, lo spionaggio, lo Stato di polizia, il regime delle sinistre, l’oppressione fiscale di Prodi, l’Amore che vince sull’odio. Mancava solo l’eroeMangano. Mai un guizzo, una trovata, uno slogan che funzionasse. Sul palco, quello sì affollatissimo all’inverosimile, età media settant’anni, un grande sferragliare di dentiere, cateteri e cinti erniari, oltre a smodati quantitativi di silicone e botox ben oltre i limiti fissati dall’Unione europea.

Tant’è che i pochi candidati sotto i 50 vengono presentati dall’attempato gagà brianzolo come "ragazzi". A un certo punto riesuma addirittura il discorso della discesa in campo del ‘94 ("America’, facce Tarzan!"), omettendo ovviamente le frasi contro la prima Repubblica e in difesa di Mani Pulite: "La vecchia classe politica è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica".

Parole che stonerebbero accanto ai cori contro Di PietroSantoro, toghe rosse e altri bersagli dell’odio del Partito dell’Amore. Poi la gag del Contratto con gli italiani, stavolta recitato dai tredici aspiranti governatori presenti (Zaia, l’unico normale, non c’era), per via della mancanza della scrivania di ciliegio e del suo custode Bruno Vespa, rimasto negli studi deserti di Porta a Porta a rodersi il fegato per il black out preelettorale proprio mentre ci lascia Pietrino Vanacore. Le domande alla folla "Volete voi…?" sono copiate dal Duce, che almeno le piazze riusciva a riempirle e non pensò mai all’inno "Meno male che Benito c’è".

Poi "i miracoli di Bertolaso": tre applausi. Il piano casa: due. Il crollo di furti e rapine: sguardi interrogativi. "L’amico Cota che in Piemonte collegherà l’Atlantico al Pacifico": occhi smarriti. I "400 mafiosi arrestati", tranne quelli rifugiati in Parlamento e al governo, che si toccano sul palco. L’unico sussulto è quando arrivaBossiAl Tappone, sempre spiritoso, dice "noi moderati". Poi l’Umberto pronuncia una frase da leader dell’opposizione, che infatti non è mai venuta in mente a uno del Pd: "Sono uno dei pochi che non ha mai chiesto una lira a Berlusconi".

Gelo sul palco, freddo polare in piazza. Bossi tenta ancora di spiegare il misterioso concetto di "famiglia trasversale". Che alluda al triangoloSilvio-Veronica-Patrizia? Meglio non approfondire. Lo portano via. La gente comincia a sfollare. L’anziano guitto tenta di trattenerla con la zampata del teleimbonitore (“Ai primi cinque che chiamano per la batteria di pentole, ci mettiamo su tre padelle antiaderenti!”), improvvisata sul momento: "Nei prossimi tre anni vogliamo anche vincere il cancro". Verrà abolito con un decreto interpretativo: basterà chiamarlo varicella. Perché l’Amore vince sempre, ma ogni tanto pareggia.

Da il Fatto Quotidiano del 21 marzo



Reblog this post [with Zemanta]

giovedì 18 marzo 2010

"Il premier Berlusconi ha danneggiato la Rai"


18 marzo 2010
Conflitto d'interessi: i pm accusano il proprietario di Mediaset di aver messo i bastoni tra le ruote alla concorrenza. Innocenzi (Agcom) interrogato, nega su tutta la linea. Ma non convince.

"Reato in danno della Rai". Le accuse della procura di Trani disegnano uno scenario di forte condizionamento di un bene essenziale dello Stato: l'informazione pubblica. E non è un caso che anche il direttore generale della Rai,Mauro Masi, sia finito nelle attenzioni della procura che ha indagato Silvio Berlusconi per due ipotesi di reato. Ricordiamole. La prima: concussione. La seconda: violenza o minacce a un corpo politico, giudiziario o amministativo.Berlusconi, con il suo comportamento, avrebbe danneggiato non soltanto la Rai, ma anche l'Agcom e un suo commissario, Giancarlo Innocenzi, l'uomo che il premier chiamava in continuazione per ostacolare Santoro. L'uomo che parlava con il Cavaliere di “strategie” per “alzare il fuoco su Annozero”. L'uomo che si confrontava spesso con Masi sul problema Santoro, discuteva di lettere da predisporre, con il direttore della Rai che ne consigliava i contenuti. Ebbene: Innocenzi – a sua volta indagato per favoreggiamento – ha sempre negato qualsiasi tipo di pressione. 

"Mai", risponde il commissario Agcom, quando lo interroga il pm Michele Ruggiero. È il 17 dicembre 2009: “Ha mai ricevuto da altri, proprio per il suo ruolo istituzionale (commissario dell'Agcom, ndr), richieste d'intervenire presso i dirigenti Rai, per smorzare o comunque non far diffondere informazioni di pubblico interesse?”. "No, mai", risponde Innocenzi. Eppure è lo stesso Innocenzi che, parlando con suo figlio, dice che Berlusconi lo "manda a fare in culo praticamente ogni tre ore" e ammette che il premier "ha in mente" che lui, "come autorità", dovrebbe "impedire a Santoro di fare la trasmissione". È lo stesso Innocenzi che, nella stessa conversazione, ha il buon senso di considerare: "Ma ti pare una cosa normale? Lui non capisce e ci dice: ‘Che cazzo ci state a fare’". Sembra un'altra persona, eppure è la stessa che poi, dinanzi al pm, dichiara di non aver mai ricevuto pressioni. "Ne è sicuro?", domanda Ruggiero. "Assolutamente sì". 
"Abbiamo appreso dai giornali – continua il pm - che lei avrebbe deciso di sospendere alcune trasmissioni di pubblico interesse, in tema di attualità: lei, dottore, si è interessato di questa questione?". Innocenzi risponde: "Voglio precisare che non è tra le competenze dell'Agcom, quella di imporre la sospensione di programma. Neanche la Rai può sospendere questo tipo di programma. Può solo dare indicazioni sulle linee guida da seguire". 

La data dell'interrogatorio è significativa. Il giorno prima s'è riunito il consiglio dell'Agcom. I commissari hanno discusso delle regole da rispettare, in tv, per informare sui processi in corso. Un tema molto caro a Berlusconi: proprio in vista delle puntate di Annozero sui “casi” CosentinoSpatuzza e Mills, infatti, il premier tempestava di telefonate Innocenzi: si lamentava dei “processi in tv”. Siamo nell'autunno 2009, s'è da poco costituito il “comitato dei processi in tv”, che è nato a maggio. Ma cosa è accaduto nel consiglio dell'Agcom riunitosi il giorno prima? Innocenzi spiega al pm che hanno rinviato, al “comitato”, di valutare la “raffigurazione” dei “processi” in “alcuni programmi televisivi”. Il riferimento appare chiaro: si parla delle docufiction. Ovvero: dello stratagemma narrativo, utilizzato da Santoro in Annozero, per spiegare ai telespettatori le posizioni dell'accusa e della difesa nei processi. 

Docufiction che, di lì a poco, saranno vietate. In merito alla questione, dice quindi Innocenzi, la valutazione sulle "violazioni", al "codice sul processo in tv" furono "rinviate al comitato". Sembra una sfumatura. Invece è il punto chiave della questione. E vedremo perchè. “In relazione ai programmi televisivi aventi a oggetto i processi, ha ricevuto pressioni di qualsiasi tipo?” chiede ancora Ruggiero. E Innocenzi risponde ancora una volta: “Assolutamente no”. “Ne è sicuro?”. “Assolutamente sì”. Risposte che non convincono il pm. Ed ecco perchè. “Attraverso quelle frenetiche e indebite pressioni – sosterrà Ruggiero nella richiesta al gip di fissare un'udienza camerale – Berlusconi costringeva o, comunque, induceva Innocenzi a promettergli indebitamente l'utilità (politica e personale) di adoperarsi per inibire la messa in onda di quelle puntate di Annozero. E d'impedire la divulgazione, l'informazione e la conoscenza, di fatti di pubblico interesse”. 

Quali fatti? Quelli “relativi ai processi penali che vedevano Berlusconi imputato a Milano o, comunque, interessato con ruoli di primo piano”. Il riferimento ai casi Mills e Spatuzza è chiaro. Il pm parla di “pretese indebite e illecite” perchè violano “i principi di buon andamento e imparzialità della Rai, della pubblica amministrazione, dello statuto e delle finalità dell'Agcom”. E – infine – anche del “Codice sui processi in tv”. Proprio quel codice, al quale l'Agcom rimandava la valutazione sui processi in tv, che sancisce una “necessità costituzionale”. Quella di “preservare la libertà di manifestazione del pensiero, degli operatori dell'informazione, e dei mezzi di comunicazione di massa, da ogni forma di pressione”. Eccola, quindi, la pressione che si trasforma in reato. La pressione che si collega alle telefonate di Berlusconi a Innocenzi. Quelle telefonate dure, ringhiose, a ridosso delle trasmissioni di Annozero sui casi Cosentino, Mills e Spatuzza. Quelle telefonate in cui, Berlusconi e Innocenzi, parlavano senza remore di “strategia” per “chiudere tutto”.



Da il Fatto Quotidiano del 18 marzo

Reblog this post [with Zemanta]

Conflitto magistratura-politica dopo Alfano interviene Napolitano


18-03-2010

Indirettamente sollecitato dalla dura presa di posizione del ministro della Giustizia Angelino Alfano contro il Csm, l'intervento del capo dello Stato sull'ennesimo conflitto magistratura-politica non si fa attendere. Così, prima di partire alla volta di Damasco, Giorgio Napolitano prende carta e penna per ammonire le parti l'una contro l'altra armate affinché in campagna elettorale "si evitino drammatizzazioni e contrapposizioni, come sempre fuorvianti, sul piano istituzionali". Ma il monito, articolato sulle ragioni del rispetto sia delle indagini in corso a Trani (dove è indagato il premier Silvio Berlusconi) sia sulla legittimità dell'ispezione disposta da Alfano, sembra cadere nel vuoto.
ROMA. Il Guardasigilli, pur lodando l'"equilibrio" e il "buon senso" del capo dello Stato, insiste: la pratica aperta dal Csm contro l'invio degli ispettori è uno "scivolone", un "fuor d'opera" che "viola gravemente il principio di leale collaborazione" tra le istituzioni, per cui lo stesso ministro annuncia che d'ora innanzi non accetterà più i pareri non richiesti al Csm su iniziative legislative del governo ("manderò indietro il postino a restituirli a palazzo dei Marescialli").
Reazione, quella di Alfano, che suscita sconcerto al Csm, tanto che il vicepresidente Nicola Mancino si sente in obbligo di mettere nero su bianco l'invito al ministro a "comportarsi di conseguenza" rispetto a quanto detto da Napolitano che ha "rimesso le questioni al loro posto". Ma non c'é niente da fare. Alle polemiche si aggiunge la presa di posizione dell'Associazione nazionale magistrati che ritiene l'ispezione a Trani una "interferenza sulle indagini" e che giudica "intollerabili" gli "insulti rivolti dal premier alla magistratura in questa occasione".
Resta fermo l'auspicio del sindacato delle toghe a che sia individuato e sanzionato chi ha violato il segreto delle indagini di Trani, oltre alla richiesta di una "risposta istituzionale nel più breve tempo possibile" sul caso di Cosimo Ferri, il consigliere del Csm finito nelle intercettazioni dell'inchiesta. In un crescendo rossiniano di botta e risposta, Alfano accusa l'Anm di "negare" ciò su cui c'é stata una presa d'atto da parte del procuratore il sostituto di Trani, vale a dire "la correttezza e la lealtà dell'ispezione che si è svolta nel pieno rispetto dei ruoli":  "il cosiddetto sindacato delle toghe - sostiene il Guardasigilli - difende soggetti e protagonisti che non hanno bisogno di essere difesi".
Il ministro, nelle sue dichiarazioni, si fa forte del passaggio dell'intervento in cui Napolitano sostiene che il Csm può prendere in esame solo le relazioni conclusive dell'ispezione ministeriale, e "non pronunciarsi preventivamente sullo svolgimento" dell'attività ispettiva. Ma - fanno notare al Csm - il messaggio del capo dello Stato va letto nel suo complesso; e anche il vicepresidente Mancino rileva che la decisione di rimettere la richiesta di apertura di una pratica sulle ispezioni alla sesta commissione del Csm (e non alla prima non trattandosi di un'azione 'a tutela' dei magistrati) "ha incontrato completa condivisione nelle autorevoli parole del Presidente Napolitano".
A pochi giorni dalla manifestazione del Pdl in vista delle regionali, l'invito ad ascoltare le parole del Capo dello Stato viene polemicamente rivolto da ciascuna forza politica all'indirizzo degli avversari. Se Antonio Di Pietro ritiene l'intervento di Napolitano "un colpo al cerchio e uno alla botte", è Luigi Li Gotti (Idv) ad aprire il fuoco contro Alfano ("fa più l'agit-prop che il ministro della Giustizia") e a scatenare una sequela di reazioni dalle fila del Pdl. Il premier Berlusconi - i cui legali hanno depositato un'istanza a Trani per chiedere il trasferimento dell'inchiesta a Roma - si dice convinto che con quest'indagine "risibile" la "magistratura che fa politica" tenta di "dettare" temi e tempi della campagna elettorale. Mentre il Pd, con il segretario Pierluigi Bersani, assicura che non è sua intenzione cavalcare quest'ultima inchiesta giudiziaria ma aggiunge: "il problema non siamo noi, che vogliamo essere il partito della legalità e non dei giudici" ma il fatto che "siamo sempre intorno ai problemi del premier e alle sue ossessioni giudiziarie e televisive"

Reblog this post [with Zemanta]

mercoledì 17 marzo 2010

Scontro tra ispettori e pm



Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano

17-03-2010
E' gelo. Tra la procura di Trani e gli ispettori del ministro della Giustizia i rapporti si fanno subito tesi. La dichiarazione di guerra la consegna alla stampa il pubblico ministero di Trani, Michele Ruggiero
TRANI. Il pm è nei corridoi della procura generale di Bari in attesa di essere ascoltato, assieme al procuratore Carlo Maria Capristo, dai due ispettori del ministero della Giustizia guidati da Arcibaldo Miller.
L'indagine è sotto "segreto istruttorio" - spiega Ruggiero - quindi "tutto quello che non è stato reso noto agli indagati non sarà reso noto agli ispettori". Tradotto per i non addetti ai lavori significa: agli ispettori non sarà dato nulla. Questo perché gli indagati non hanno ricevuto alcun atto d'indagine, neppure un avviso di garanzia.
Fino a ieri l'unico a sapere formalmente di essere indagato a Trani era il premier Silvio Berlusconi, per concussione e minacce all'Agcom.
Lunedì i legali del premier, Filiberto Palumbo e Niccolò Ghedini, hanno chiesto e ottenuto dalla procura di sapere se il loro assistito è realmente sotto indagine, così come riferivano da giorni i media. E i pm hanno subito risposto con un'attestazione nella quale è scritto che Berlusconi è sottoposto ad indagini per concussione e minacce all'ufficio dell'Autorità garante delle Comunicazioni (Agcom).
Quasi certamente in relazione a questo Ghedini e Palumbo saranno oggi in procura a Trani: non è escluso che vi si rechino per depositare una memoria ai pubblici ministeri. Nessun atto è stato finora notificato al commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi, indagato per favoreggiamento per non aver ammesso durante l'interrogatorio del 17 dicembre scorso, a Trani, di aver subito pressioni da Berlusconi per fermare Annozero; e neppure al direttore del Tg1, Augusto Minzolini, accusato di 'rivelazione di segreti su un procedimento penale' per aver rivelato al telefono, subito dopo essere stato ascoltato dal pm Ruggiero, il contenuto dell'interrogatorio durante il quale era stato sentito sui tassi usurari applicati su alcune carte di credito American Express.
Il mandato che avrebbero ricevuto gli ispettori inviati dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, riguarderebbe la competenza territoriale dell'inchiesta, un eventuale abuso delle intercettazioni e la violazione del segreto d'ufficio. Domande che sarebbero state poste ripetutamente nel corso delle audizioni, durate ciascuna oltre due ore, prima al procuratore Capristo, poi al pm Ruggiero. Intanto l'inchiesta sembra aver subito un'accelerazione.
Ieri mattina i pm hanno ascoltato come testimone Michele Santoro sulle pressioni esercitate dalla politica per fermare Annozero. Il giornalista ha consegnato ai magistrati le lettere aziendali dell'autunno scorso che riguardavano Annozero e avrebbe tirato in ballo il direttore generale della Rai, Mauro Masi.
Proprio del manager Rai è la firma che compare nel parere chiesto dalla Rai all'Agcom sulla vicenda del contratto che ha poi legato Marco Travaglio alla trasmissione di Raidue. Pare che la 'vicenda Masi' abbia incuriosito i magistrati. Forse anche per questo i quattro pm del caso Rai-Agcom avrebbero delegato alla Guardia di finanza di acquisire all'Agcom alcuni atti: lettere e delibere sugli interventi dell'Autorità su Annozero.
L'acquisizione servirebbe ad incrociare il contenuto dei colloqui intercettati con gli atti. Il fine è di provare la presunta concussione compiuta dal premier sulla quale poggia l'indagine che presto potrebbe essere inviata per competenza a piazzale Clodio.



Reblog this post [with Zemanta]

martedì 16 marzo 2010

Berlusconi scrive ai club della libertà. Pm e sinistra vogliono influenzare il voto


16-03-2010
''Da quando sono sceso in campo, alla vigilia di ogni sfida elettorale, l'alleanza ormai scoperta tra la sinistra e una parte della magistratura interviene indebitamente nella campagna elettorale per influenzare il voto dei cittadini''. Lo scrive ai club della liberta' il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
ROMA. "Care amiche, cari amici dei Club della Libertà, da quando sono sceso in campo, alla vigilia di ogni sfida elettorale, l'alleanza ormai scoperta tra la sinistra e una parte della magistratura - scrive Berlusconi - interviene indebitamente nella campagna elettorale per influenzare il voto dei cittadini. Ci hanno provato in Lombardia e a Roma dove non hanno consentito la presentazione delle nostre liste ed hanno cercato di far credere a tutti che la colpa fosse dei nostri delegati. Ci provano anche con le ormai consuete accuse ad orologeria enfatizzate dai giornali compiacenti". "Di fronte a questo ultimo attacco - prosegue - non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo reagire. Per questo motivo vi invito a mobilitarvi per il 20 di marzo, quando, tutti insieme, in Piazza San Giovanni a Roma manifesteremo in difesa del nostro diritto a votare, in difesa del nostro diritto alla privacy, per ribadire i risultati del nostro Governo e per far sottoscrivere ai tredici candidati governatori dei precisi impegni di lavoro". "Si tratta ancora una volta di una scelta di campo tra il nostro Governo che fa e la sinistra delle chiacchiere, tra l'Italia che ama e quella che invidia e odia. Per questi motivi chiedo a tutti Voi, a tutti i Club della Libertà, di partecipare alla grande manifestazione di Piazza San Giovanni. E naturalmente sono sicuro del Vostro appassionato impegno per le ormai prossime elezioni del 28 e 29 marzo. Ancora grazie - conclude Berlusconi - ed un forte abbraccio".




Reblog this post [with Zemanta]

Scalfari racconta di Ciampi. Perché Napolitano intenda


16 marzo 2010

Le rivelazioni del giornalista: ha saputo dire "no" a Berlusconi. La sera il Quirinale pubblica una nota polemica

L’attacco non è diretto, certo. Ma forse proprio per questo, provoca una reazione fortissima del Quirinale, addirittura una nota ufficiale che finisce per diventare una sottolineatura. Così la notizia non può passare inosservata: per ben due giorni, in spazi totalmente diversi del giornale,Repubblica ha punzecchiato, ammonito, velatamente (nemmeno troppo) criticato il Quirinale.


(Clicca qui o sull'immagine per ingrandire


La rivelazione di Scalfari. Il primo episodio è quello che raccontiamo nel fumetto di Manolo Fucecchi ed è a suo modo uno scoop. Di più: una rivelazione che un ex presidente della RepubblicaCarlo Azeglio Ciampi consegna alla penna autorevolissima di Eugenio Scalfari.

Nel suo imprescindibile fondo della domenica, infatti, il fondatore del quotidiano di Largo Fochetti rivela ben due episodi di conflitto (che fino a ieri erano rimasti segreti) fra Silvio Berlusconi e l’allora inquilino del Colle. Dettaglio curioso. Malgrado il contenuto esplosivo dell’articolo: il titolo era su un film, "Good night e good luck". Citazione cinephile o garbato occultamento della polemica con il Quirinale? Giudicate voi stessi, a partire dall’incipit solenne del Fondatore: "Il presidente Ciampi mi perdonerà se oggi ne faccio cenno, poiché la riservatezza che finora ho rispettato non ha più ragion d’essere al punto in cui è arrivata la situazione politica italiana".

Dopo questo rullo di tamburi arrivano anche i botti: "L’episodio concernente la nomina dei tre giudici della Consulta nella quota che la Costituzione riserva al presidente della Repubblica, avvenne nella sala della Vetrata del Quirinale. Erano presenti il segretario generale del Quirinale, Gifuni e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. I temi da discutere erano due: i rapporti con la Commissione europea di Bruxelles dove il premier doveva recarsi per risolvere alcuni importanti problemi e la nomina dei tre giudici. Esaurito il primo argomento - racconta Scalfari - Ciampi estrasse da una cartella i tre provvedimenti di nomina e comunicò a Berlusconi i nomi da lui prescelti. Berlusconi obiettò che voleva pensarci e chiese tempo per riflettere e formulare una rosa di nomi alternativa. Ciampi gli rispose che la scelta, a termini di Costituzione, era di sua esclusiva spettanza e che la firma del premier era un atto dovuto che serviva semplicemente a certificare in forma notarile che la firma del capo dello Stato fosse autentica e avvenuta in sua presenza. Ciò detto e senza ulteriori indugi Ciampi prese la penna e firmò passando i tre documenti a Berlusconi per la controfirma".


Giudici Costituzionali. A questo punto che succede? Il racconto prosegue: "Il premier si alzò e con tono infuriato disse che non avrebbe mai firmato non perché avesse antipatia per i nomi dei giudici ma perché nessuno poteva obbligarlo a sottoporsi a una scelta che non derivava da lui, fonte unica di sovranità perché derivante dal popolo sovrano. La risposta di Ciampi - riferisce ancora Scalfari - fu gelida: "I documenti ti verranno trasmessi tra un’ora a Palazzo Chigi. Li ho firmati in tua presenza e in presenza di due testimoni qualificati. Se non li riavrò immediatamente indietro da te controfirmati sarò costretto a sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale". "Ti saluto" rispose altrettanto gelido Berlusconi e uscì dalla vetrata seguito da Letta. In serata i tre atti di nomina tornarono a Ciampi debitamente controfirmati".



La legge Gasparri. Al lettore non può sfuggire (e infatti l’articolo di Scalfari viene copiato e incollato in tutta la Rete) che questo aneddoto viene raccontato proprio in tempi in cui c’è polemica accesa sulle controfirme di Napolitano. Insomma, pare che Scalfari racconti di Ciampi, per mandare un messaggio a Napolitano. Ma se a qualcuno sorgessero dei dubbi, ecco il secondo anedotto ciampiano (Sempre de relato dal fondatore di Repubblica) che taglia la testa al toro: "Avvenne - racconta ancora Scalfari - nel corso di una colazione al Quirinale, sempre alla presenza di Gifuni e di Letta. Il Parlamento aveva votato la legge Gasparri e l’aveva trasmessa a Ciampi per la firma di promulgazione. Presentava, agli occhi del capo dello Stato, svariati e seri motivi di incostituzionalità e mortificava quel pluralismo dell’informazione che è un requisito essenziale in una democrazia e sul quale, appena qualche mese prima, Ciampi aveva inviato al Parlamento un suo messaggio". E cosa succede al Quirinale? Qui il ritratto tratteggiato a quattro mani da Scalfari e da Ciampi resta in equilibrio sospeso fra la farsa e il dramma: "La colazione era da poco iniziata - racconta ancora Scalfari - quando Ciampi informò il suo ospite del suo proposito di rinviare la legge alle Camere, come la Costituzione lo autorizza a fare motivando le ragioni del rinvio e i punti della legge da modificare. Berlusconi non si aspettava quel rinvio. Si alzò con impeto e alzò la voce dicendo che quella era una vera e propria pugnalata alla schiena. Ciampi (così il suo racconto) restò seduto continuando a mangiare ma ripeté che avrebbe rinviato la legge al Parlamento. L’altro gli gridò che la legge sarebbe stata comunque approvata tal quale e rinviata al Quirinale". Le battute del premier sono feroci: "Ti rendi conto che tu stai danneggiando Mediaset e che Mediaset è una cosa mia? Tu stai danneggiando una cosa mia". La risposta di Ciampi non è da meno: "Questo che hai appena detto è molto grave. Stai confessando che Mediaset è cosa tua, cioè stai sottolineando a me un conflitto di interessi plateale. Se avessi avuto un dubbio a rinviare la legge, adesso ne ho addirittura l’obbligo". Conclusione di Berlusconi: "Allora tra noi sarà guerra e sei tu che l’hai voluta. Non metterò più piede in questo Palazzo".



Doppia risposta? Ieri, invece, una algida nota del Quirinale risponde al retroscena di Massimo Giannini secondo cui Napolitano avrebbe voluto respingere il decreto legge sul mercato del lavoro. "Il Quirinale respinge il condizionamento che si vuole esercitare anche attraverso scoop giornalistici". Il Quirinale risponde a Giannini. Ma forse anche a Scalfari. E forse anche a Napolitano. Ma la morale scalfariana è chiara: c’è chi firma. E c’è chi - come direbbe Vasco Rossi - dice no.


Da il Fatto Quotidiano del 16 marzo



Reblog this post [with Zemanta]

Minzolini: "La disinformazione siete voi"



16 marzo 2010

Il direttorissimo davanti alla telecamera del Fattosostiene di non aver mai mentito e di non aver mai subito pressioni

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini era ieri a Roma per registrare la puntata di “Mentana condicio”, in onda sul sito Web del CorriereIl Fatto gli aveva più volte chiesto un’intervista e ieri, abbandonato dal suo autista ai nostri microfoni, ce l’ha concessa: Minzolini, ora che la commissione di Vigilanza Rai ha confermato la sospensione dei talk-show, sarà la principale fonte d’informazione del servizio pubblico.

Direttore, perché ha mentito a milioni di persone dicendo che l’avvocato Mills è stato assolto anziché prescritto?

Non ho mai mentito, mai!

Non è vero che il Tg1 ha detto: Mills è stato assolto?

In otto edizioni del Tg1 ho detto quello che dovevo dire. Poi c’è stata quella sintesi...

Lei è stato intercettato mentre dice a Berlusconi che al suo richiamo lei è sempre pronto.

Questo lo dice lei!

Prima delle dichiarazioni di Spatuzza ha detto anche che se "a Palermo fanno qualche scherzetto intervengo io".

Lo dice lei questo! Lei!

Lei era in contatto con la "cricca" e poi ha fatto un editoriale contro quelle intercettazioni.

Non sapevo assolutamente di essere intercettato. E quello che ho detto lo ripeterei ancora adesso.

Ha mai assecondato richieste del ministro Tremonti di dare meno spazio a Brunetta?

No, assolutamente no.

Direttore, le pare corretto essere a disposizione del premier?

Io non sono a disposizione, lo sono come lei è a disposizione di Travaglio.

Io non mentirei se qualcuno me lo chiedesse.

Ma neanche io mento.

Dire che Mills è stato assolto, mentre in realtà è stato prescritto dopo una condanna, non è una bugia?

Ci sono otto edizioni del Tg1 in cui diciamo che Mills è prescritto. Per quanto riguarda il titolo c’è una scuola di pensiero, e se lei studia probabilmente se ne accorgerà, che dice che si può utilizzare nel linguaggio... diciamo volgare della televisione, un termine del genere. La sera poi torniamo a parlare di prescrizione, e il comitato del Tg1 prende atto con soddisfazione della precisazione. Questo è un atteggiamento strumentale tutto votato a fare campagna elettorale: banaaaale!

Lo sanno tutti che assoluzione e prescrizione non sono sinonimi.

No, dico che nel linguaggio televisivo si può arrivare anche a questo tipo di semplificazione.

E nel linguaggio giornalistico?

Eh?! Io parlo del linguaggio televisivo! Capito? Un attimo che cerco l’autista (lo chiama, ndr).

E’ vero che lei ha minacciato dei giornalisti del Tg1 perché appoggiassero la mozione a sostegno della sua direzione?

Ma le pare?

L’hanno riferito diverse persone (e ieri il caporedattore centrale è stato cacciato, ndr).

Ma di che? Ma io posso minacciare qualcuno? La smetta!

Direttore non la disturba essere diventato il simbolo della disinformazione?

Probabilmente è lei il simbolo della disinformazione!

Perché?

Leggo delle cose vostre che sono al di fuori del mondo! Io poi non lo leggo purtroppo il Fatto Quotidiano. (Minzolini telefona al suo autista e lo sgrida: "Non è normale, no? Ecco! Ti sbrighi per favore? Grazie! Ti sbrighi, eh?! Grazie!").

Pure il direttore Mauro Masi ha detto "pressioni così neanche nello Zimbabwe".

Io non ho avuto nessun tipo di pressione. Quando io faccio un editoriale lo faccio indipendentemente da quello che pensa qualcuno, lo capisce? Questo se lo deve mettere in testa!

E l’editoriale contro la piazza?

Io ho sempre detto che non c’è un regime in questo Paese. Se questo è un regime com’è che ad essere intercettato è proprio il presidente del Consiglio?

Direttore, non le sembra eccessivo paragonarsi a Giovanni Amendola?

Ho riportato soltanto la scemenza che ha detto uno dei tanti (Di Pietro), che dice quelle cose quando usa l’espressione "Via a pedate".

Da il Fatto Quotidiano del 16 marzo





Reblog this post [with Zemanta]

I nani del nucleare



Se il picciotto del nucleare in Italia è Berlusconi, il suo mandante è Sarkozy. Il più grande spacciatore di centrali nucleari del mondo. E' quindi con gioia che accolgo la notizia del crollo elettorale del Carlànano d'Oltralpe. Un nano tira l'altro... Sarkozy può perdere in tutta la Francia al secondo turno. Nella prima tornata il partito socialista(PS) ha prevalso in assoluto sulla coalizione di governo (UMP) 29,5% a 26,3%. Nelle diverse regioni è in testa quasi ovunque, con poche eccezioni: le regioni confinanti con l'Italia Provenza-Alpi-Azzurra e Rodano-Alpi dove la vicinanza ai nostri confini deve essere contagiosa e nella Guyana francese, celebre per i lavori forzati all'isola del Diavolo (un buon auspicio). Crescono i verdi in Francia e questa è un'altra buona notizia per il pianeta. Cresce anche Le Pen e il suo Fronte Nazionale che assomiglia in modo impressionante alla Lega di Borghezio e Calderoli. I veri vincitori sono stati gli astenuti, il 54,6%. Il segnale che politica basata sulla delega in bianco a politici è al tramonto. Il cittadino che non partecipa, che è escluso, si astiene.
Sarkozy è il nucleare, la Francia è una potenza nucleare, la Francia esporta nucleare militare, come è avvenuto in Israele (*) e civile. Il nucleare è antieconomico, pericoloso, basato su una energia non rinnovabile come l'uranio, nessuno ha ancora risolto il problema delle scorie. Il nucleare francese sicuro e economico, quello che importeremo in Italia, non esiste. "In Francia, se l'Electricité de France dovesse assicurare per l'intero costo di un possibile incidente, il prezzo dell'elettricità aumenterebbe circa del 300%. In Francia, nell'agosto del 2003 ci fu un'ondata di calore tale da uccidere 14.000 persone, La portata di acqua fredda nei fiumi si ridusse... alla compagnia venne permesso di scaricare l'acqua di raffreddamento secondaria nei fiumi vicini, e di farlo a temperature tali da distruggere la vita acquatica" (*). Il nucleare civile francese non sarebbe possibile senza quello militare e sono entrambi tenuti in vita dalle tasse dei francesi. Ma queste sono bazzecole. Il nucleare francese sicuro è una barzelletta del Governo. Provate a inserire in Google le parole: Francia "incidenti nucleari". Ci sono circa 5.000 risultati. Gli incidenti nucleari in Francia non fanno più nemmeno notizia.
Il nucleare è un business per chi lo esporta, le lobby francesi, e per le aziende di Confindustria che riceveranno i finanziamenti dello Stato italiano. Uno spreco enorme di risorse. In Italia decine di miliardi di euro sono destinati alle centrali invece che allo sviluppo delle energie rinnovabili. Gli italiani hanno votato contro il nucleare in unreferendum. Nessuna regione italiana vuole il nucleare, al contrario di Berlusconi e della sua corte dei miracoli (con l'appoggio esterno del genero di Caltagirone, Azzurro Pierferdinando). La Francia ha indicato la strada. Un nano tira l'altro...

(*) Da: "Il nucleare non è la risposta" di Helen Caldicott, edizioni Giammarò


Reblog this post [with Zemanta]