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domenica 21 marzo 2010

Berlusconi, un guitto senza guizzo



21 marzo 2010

Gli unici milioni veri, in piazza San Giovanni, sono Alfredo Milioni e i suoi cari, giunti peraltro sul posto con venti minuti di ritardo a causa dei giudici comunisti col ritratto di Che Guevara. Per il resto, la ripresa aerea ha fatto giustizia delle cifre sparate dal ballista di Arcore e dai suoi turiferari: poche decine di migliaia di persone, oltretutto recintate da ogni lato per sembrare di più. Una pena. Lui, poi, una noia mortale. Il Grande Comunicatore pare il vecchio guitto di Alberto Sordi nel finale di "Polvere di stelle", costretto a mendicare particine in teatri di periferia e a riesumare vecchie gag di repertorio per strappare pallidi sorrisi di circostanza e commiserazione.

Nemmeno le menzogne gli riescono più come una volta: ai bei tempi le improvvisava su due piedi, nuove di pacca. Sempre balle erano, ma almeno fresche. Quelle di ieri, lette dal discorso preparato con Gianni Letta (sai che allegria), puzzavano di muffa. Già sentite mille volte. Il modernariato della balla. Il comunismo, le toghe rosse, lo spionaggio, lo Stato di polizia, il regime delle sinistre, l’oppressione fiscale di Prodi, l’Amore che vince sull’odio. Mancava solo l’eroeMangano. Mai un guizzo, una trovata, uno slogan che funzionasse. Sul palco, quello sì affollatissimo all’inverosimile, età media settant’anni, un grande sferragliare di dentiere, cateteri e cinti erniari, oltre a smodati quantitativi di silicone e botox ben oltre i limiti fissati dall’Unione europea.

Tant’è che i pochi candidati sotto i 50 vengono presentati dall’attempato gagà brianzolo come "ragazzi". A un certo punto riesuma addirittura il discorso della discesa in campo del ‘94 ("America’, facce Tarzan!"), omettendo ovviamente le frasi contro la prima Repubblica e in difesa di Mani Pulite: "La vecchia classe politica è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema del finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica".

Parole che stonerebbero accanto ai cori contro Di PietroSantoro, toghe rosse e altri bersagli dell’odio del Partito dell’Amore. Poi la gag del Contratto con gli italiani, stavolta recitato dai tredici aspiranti governatori presenti (Zaia, l’unico normale, non c’era), per via della mancanza della scrivania di ciliegio e del suo custode Bruno Vespa, rimasto negli studi deserti di Porta a Porta a rodersi il fegato per il black out preelettorale proprio mentre ci lascia Pietrino Vanacore. Le domande alla folla "Volete voi…?" sono copiate dal Duce, che almeno le piazze riusciva a riempirle e non pensò mai all’inno "Meno male che Benito c’è".

Poi "i miracoli di Bertolaso": tre applausi. Il piano casa: due. Il crollo di furti e rapine: sguardi interrogativi. "L’amico Cota che in Piemonte collegherà l’Atlantico al Pacifico": occhi smarriti. I "400 mafiosi arrestati", tranne quelli rifugiati in Parlamento e al governo, che si toccano sul palco. L’unico sussulto è quando arrivaBossiAl Tappone, sempre spiritoso, dice "noi moderati". Poi l’Umberto pronuncia una frase da leader dell’opposizione, che infatti non è mai venuta in mente a uno del Pd: "Sono uno dei pochi che non ha mai chiesto una lira a Berlusconi".

Gelo sul palco, freddo polare in piazza. Bossi tenta ancora di spiegare il misterioso concetto di "famiglia trasversale". Che alluda al triangoloSilvio-Veronica-Patrizia? Meglio non approfondire. Lo portano via. La gente comincia a sfollare. L’anziano guitto tenta di trattenerla con la zampata del teleimbonitore (“Ai primi cinque che chiamano per la batteria di pentole, ci mettiamo su tre padelle antiaderenti!”), improvvisata sul momento: "Nei prossimi tre anni vogliamo anche vincere il cancro". Verrà abolito con un decreto interpretativo: basterà chiamarlo varicella. Perché l’Amore vince sempre, ma ogni tanto pareggia.

Da il Fatto Quotidiano del 21 marzo



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mercoledì 17 marzo 2010

Minacce di regime



In studio: Adolfo De Laurentiis, consigliere d'amministrazione Rai; Curzio Maltese, editorialista di Repubblica; Franco Bechis, vicedirettore di Libero. I giornalisti de Il Fatto Quotidiano Antonio Massari e Marco Lillo. Conducono Stefano Feltri e Silvia Truzzi. Alla fine, come sempre, le vignette di Mario Natangelo.



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martedì 16 marzo 2010

Minzolini: "La disinformazione siete voi"



16 marzo 2010

Il direttorissimo davanti alla telecamera del Fattosostiene di non aver mai mentito e di non aver mai subito pressioni

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini era ieri a Roma per registrare la puntata di “Mentana condicio”, in onda sul sito Web del CorriereIl Fatto gli aveva più volte chiesto un’intervista e ieri, abbandonato dal suo autista ai nostri microfoni, ce l’ha concessa: Minzolini, ora che la commissione di Vigilanza Rai ha confermato la sospensione dei talk-show, sarà la principale fonte d’informazione del servizio pubblico.

Direttore, perché ha mentito a milioni di persone dicendo che l’avvocato Mills è stato assolto anziché prescritto?

Non ho mai mentito, mai!

Non è vero che il Tg1 ha detto: Mills è stato assolto?

In otto edizioni del Tg1 ho detto quello che dovevo dire. Poi c’è stata quella sintesi...

Lei è stato intercettato mentre dice a Berlusconi che al suo richiamo lei è sempre pronto.

Questo lo dice lei!

Prima delle dichiarazioni di Spatuzza ha detto anche che se "a Palermo fanno qualche scherzetto intervengo io".

Lo dice lei questo! Lei!

Lei era in contatto con la "cricca" e poi ha fatto un editoriale contro quelle intercettazioni.

Non sapevo assolutamente di essere intercettato. E quello che ho detto lo ripeterei ancora adesso.

Ha mai assecondato richieste del ministro Tremonti di dare meno spazio a Brunetta?

No, assolutamente no.

Direttore, le pare corretto essere a disposizione del premier?

Io non sono a disposizione, lo sono come lei è a disposizione di Travaglio.

Io non mentirei se qualcuno me lo chiedesse.

Ma neanche io mento.

Dire che Mills è stato assolto, mentre in realtà è stato prescritto dopo una condanna, non è una bugia?

Ci sono otto edizioni del Tg1 in cui diciamo che Mills è prescritto. Per quanto riguarda il titolo c’è una scuola di pensiero, e se lei studia probabilmente se ne accorgerà, che dice che si può utilizzare nel linguaggio... diciamo volgare della televisione, un termine del genere. La sera poi torniamo a parlare di prescrizione, e il comitato del Tg1 prende atto con soddisfazione della precisazione. Questo è un atteggiamento strumentale tutto votato a fare campagna elettorale: banaaaale!

Lo sanno tutti che assoluzione e prescrizione non sono sinonimi.

No, dico che nel linguaggio televisivo si può arrivare anche a questo tipo di semplificazione.

E nel linguaggio giornalistico?

Eh?! Io parlo del linguaggio televisivo! Capito? Un attimo che cerco l’autista (lo chiama, ndr).

E’ vero che lei ha minacciato dei giornalisti del Tg1 perché appoggiassero la mozione a sostegno della sua direzione?

Ma le pare?

L’hanno riferito diverse persone (e ieri il caporedattore centrale è stato cacciato, ndr).

Ma di che? Ma io posso minacciare qualcuno? La smetta!

Direttore non la disturba essere diventato il simbolo della disinformazione?

Probabilmente è lei il simbolo della disinformazione!

Perché?

Leggo delle cose vostre che sono al di fuori del mondo! Io poi non lo leggo purtroppo il Fatto Quotidiano. (Minzolini telefona al suo autista e lo sgrida: "Non è normale, no? Ecco! Ti sbrighi per favore? Grazie! Ti sbrighi, eh?! Grazie!").

Pure il direttore Mauro Masi ha detto "pressioni così neanche nello Zimbabwe".

Io non ho avuto nessun tipo di pressione. Quando io faccio un editoriale lo faccio indipendentemente da quello che pensa qualcuno, lo capisce? Questo se lo deve mettere in testa!

E l’editoriale contro la piazza?

Io ho sempre detto che non c’è un regime in questo Paese. Se questo è un regime com’è che ad essere intercettato è proprio il presidente del Consiglio?

Direttore, non le sembra eccessivo paragonarsi a Giovanni Amendola?

Ho riportato soltanto la scemenza che ha detto uno dei tanti (Di Pietro), che dice quelle cose quando usa l’espressione "Via a pedate".

Da il Fatto Quotidiano del 16 marzo





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domenica 14 marzo 2010

Tutti gli uomini del presidente


14 marzo 2010
Nome per nome ecco la squadra che imbavaglia l'informazione . Contro Santoro,Berlusconi diceva a Innocenzi (Agcom): "Elabora una strategia e aprite il fuoco". E il vicepresidente della vigilanza Lainati ricordava: "Sono un soldato". Ferri(Csm) indicato come il consulente che dava una veste giuridica ai documenti usati nella "strategia" contro Annozero.

Lainati, deputato Pdl e vicepresidente della Vigilanza 

Non c’è solo l’Agcom nella squadretta di manganellatori messa in piedi sotto il comando di Silvio Berlusconi per azzittire gli show politici sulla Rai. A Il Fatto Quotidiano risulta che numerose intercettazioni trascritte dalla Guardia di Finanza riguardano la Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi. In particolare un ruolo chiave nella “strategia” messa in piedi da Silvio Berlusconi per arrivare allo stop di Michele Santoro (una vera ossessione per il Cavaliere) lo riveste Giorgio Lainati, deputato del Pdl e vicepresidente della Commissione. Questo ex giornalista Mediaset promosso dal padrone deputato nel 2001 è sempre stato unbulldog degli interessi del Cavaliere nel Parlamento. Quando il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi (il coach della squadretta del presidente) deve riunire tutti i fedelissimi insediati nei gangli dell’informazione, è proprio Lainati il primo della lista. Innocenzi entra in fibrillazione alla fine di novembre quando si scopre che Santoro, dopo la puntata con Patrizia D’Addario, dopo la trasmissione incentrata sul sottosegretario Nicola Cosentino e la camorra, ora sta preparando un focus sul caso Berlusconi-Mills. Più che il commissario dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, sembra il commissario tecnico della squadretta del suo padrone e dirama le convocazioni per un incontro urgente. 

Il presidente del Consiglio gli ha dato un incarico preciso: “Elaborare la strategia per arrivare alla chiusura di Annozero ma anche di Ballarò’e magari di Parla con me”. Innocenzi chiama subito la sua sporca mezza dozzina per organizzare un incontro. Da vero pasdaran della causa che arriva a dire: “Per me conta solo una persona”, cioè l’amato Berlusconi (da lui definito indifferentemente “Capo” o “Padrone”) si lancia ventre a terra a caricare “gli uomini del presidente”. 

All’appello dei fedelissimi registrato dagli investigatori i convocati sono il direttore generale della Rai, Mauro Masi; il consigliere di amministrazione dell’azienda pubblica , Alessio Gorla e - difficile anche solo a immaginarsi - un magistrato importante: Cosimo Ferri. Proprio lui il potente presidente della settima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, quella che stabilisce gli incarichi direttivi. Innocenzi lo convoca ogni volta che c’è da prendere una decisione importante. Per esempio, prima di preparare le due lettere che dovevano essere inviate dall’Agcom e dal direttore generale della Rai Mauro Masi per soffocare in una tenaglia Annozero, Innocenzi chiede al consigliere della Rai Alessio Gorla (che subito le fornisce in via riservata) le carte che servono a Cosimo Ferri. Nei fedeli resoconti al premier delle sue attività, Innocenzi cita sempre Cosimo Ferri come uno degli uomini che stavano dando una mano per supportare con adeguate motivazioni legali la strategia per colpire i nemici mediatici del Cavaliere. Innocenzi riferisce a Lainati tutte le sue mosse. Gli racconta di avere chiamato il direttore generale della Rai Mauro Masi, il consigliere di amministrazione della concessionaria pubblica, Alessio Gorla e di avere comunicato a tutti l’obiettivo: “Bisogna trovare una soluzione per evitare che Santoro faccia il processo Mills”. Nelle telefonate è citato spesso ma non appare mai il presidente dell’Agcom. Mentre il suo braccio destro, Roberto Viola, è in contatto continuo con Innocenzi e funge da pontiere tra i due. Comunque a giudicare dai risultati, tra tutti proprio Giorgio Lainati, si rivelerà il giocatore decisivo della partita. Alla fine, dopo mille fallimenti e mille lavate di capo del capo ai suoi “killer” pasticcioni e incapaci è stata proprio la commissione di vigilanza a regalare l’assist vincente che ha permesso all’Agcom di segnare il goal. Il provvedimento firmato dall’Autorità (e annullato dal Tar due giorni fa) che è riuscito a ottenere l’oscuramento di AnnozeroBallarò e delle altre trasmissioni politiche durante la campagna elettorale delle regionali, infatti, è stata l’attuazione di un regolamento approvato dalla Commissione di Vigilanza il 10 febbraio scorso. Quel regolamento, è stato censurato implicitamente dai giudici amministrativi che non potevano certo annullarlo senza scatenare un conflitto tra potere giudiziario e legislativo. 

Ma nella motivazione dell’annullamento dell’atto dell’Agcom è evidente la censura per un regolamento parlamentare che impone di applicare a tutte le trasmissioni preelettorali le severe regole delle tribune. Non c’è dubbio che il protagonista di quella partita, l’uomo che ha promosso e difeso contro ogni critica il regolamento che imbavaglia gli show politici pubblici lasciando campo libero a quelli privati del suo ex datore di lavoro, è proprio Lainati. Quando Innocenzi lo chiama dopo l’ennesima trasmissione di Michele Santoro indigesta al Capo, il vicepresidente della commissione parlamentare che dovrebbe garantire l’informazione corretta a tutti i cittadini risponde: “Io faccio il soldato, voi ditemi quello che devo fare e io lo faccio”. 

Lainati è il pasdaran della squadretta e morde il freno quando lo chiamano per la battaglia. È infuriato anche con il Cavaliere che continua a scegliere uomini troppo mosci, come Fabrizio Del Noce o Mauro Masi, che lui chiama Alice nel paese delle meraviglie. È colpa del presidente del Consiglio che li ha messi in quei posti se la meta non arriva. E Santoro riesce ad andare in onda. Dopo la puntata di Annozerosul caso Mills è lui stesso a proporre a Innocenzi: “Facciamo un esposto e vediamo cosa riuscite a farci poi voi dell’Agcom”. I due organizzano subito un incontro con i parlamentari del centrodestra più vicini. L’ex sottosegretario alla Giustizia Iole Santelli, oggi membro della commissione di Vigilanza anche lei, risponde alle convocazioni e alle telefonate prontamente. Ma anche il presidente della commissione parlamentare, Alessio Butti, e il leghista Davide Caparini, a sentire Innocenzi e Lainati, sono d’accordo. Chissà se è tutto vero quello che dicono al telefono, una cosa è certa, alla fine la commissione di Vigilanza riuscirà nel suo obiettivo. 

da Il Fatto Quotidiano del 14 marzo 2010 




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sabato 13 marzo 2010

Masi, l’Agcom e la lettera per fermare Santoro


13 marzo 2010
Le minacce di B: se non ci riuscite è una barzelletta, dovreste dimettervi. Il garante: per me ci sei solo tu.

Berlusconi chiede – esplicitamente – ai suo fedelissimi dell’Agcom di elaborare una “strategia” per fermare Santoro. E l’Agcom si attiva. Non soltanto l’Authority: si muovono i vertici della Rai, si attiva l’intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e viene coinvolto persino un membro del Csm. È di “strategia” che parla anche il direttore generale della Rai, Mauro Masi, quando si confronta con il commissario dell’AgcomGiancarlo Innocenzi, sul tema Santoro: una “strategia” che il Fatto Quotidiano oggi è in grado di rivelare e che vede il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, costantemente informato, giorno dopo giorno, passo dopo passo, di ogni mossa predisposta o da predisporre. Il fattore scatenante si manifesta nel novembre 2009: s’è sparsa la voce che Santoro intende trasmettere una puntata sul “caso Mills”. Berlusconi è stato informato dal direttore di LiberoMaurizio Belpietro, che a sua volta l’ha saputo da Santoro, che l’ha invitato in trasmissione. E il premier non ci sta: si lamenta pesantemente con Innocenzi. Questa puntata gli risulta insopportabile. Chiede a Innocenzi d’intervenire pubblicamente. Gli suggerisce di esprimersi in maniera dura. Molto dura. Lo sollecita a spingersi fino a criticare l’Authority per cui lavora – l’Agcom – accusandola di immobilismo. Innocenzi annuisce. È talmente consenziente da chiedere , a Berlusconi, il permesso di poter spingere l’acceleratore fino in fondo. Berlusconi non ha titoli per concedere – a un membro dell’Agcom – simili permessi. Ma il permesso viene richiesto. E il permesso viene accordato. Anzi – conclude il premier – fammi sapere la “strategia” che avrai elaborato. Ed ecco il sistema: la “strategia” può ruotare intorno a una “lettera”. Dovrebbe firmarla il capo dell’AgcomCorrado Calabrò, per poi spedirla al direttore generale della Rai, Mauro Masi. A sua volta, Masi, ricevuta la lettera, potrebbe promuovere dei provvedimenti su Santoro. Serve una “lettera” efficace, però, e a consigliarne il contenuto è proprio Masi. È Masi che indica a Innocenzi la strada maestra per intralciare Santoro e Annozero. Siamo al paradosso: il direttore generale della Rai, che dovrebbe tutelare l’azienda, indica all’Agcom la via per incastrare un giornalista della stessa Rai e uno dei programmi di punta dell’azienda. Tra l’altro, parlando con Innocenzi, è lo stesso Masi che rivendica: la Rai è stata “aggiustata”. Non tutta. Ma quasi. Mettiamo il caso di RaiTre: il direttore Ruffini non c’è più. 

Anche Tg1 e Tg2 stanno dando un messaggio diverso rispetto al passato. Persino ilTg3 sarebbe in qualche modo cambiato. Per Santoro , però – dice Masi – la questione è diversa. Nella prima fase della strategia Innocenzi sceglie una strada: non si possono fare “processi” in tv soprattutto se, questi processi, sono in corso nelle aule dei tribunali. Anche le docufiction – che poi saranno bloccate – rappresentano un problema. Ci sarebbe un preciso precedente giuridico sui processi in tv. Insomma: la via intravista da Innocenzi lascia presumere che, in base a questo indirizzo – e all’opportuna “lettera” scritta da Masi e firmata da Calabrò – si possa placcare Santoro e Annozero “prima” che vada in onda. Berlusconi si fa risentire: Innocenzi garantisce che sta lavorando alla “strategia” e che incontrerà, per metterla a punto, persino un membro del Csm. Ma la strada indicata da Innocenzi – quella sui processi in tv – non è adeguata. È il segretario generale dell’Agcom Viola ad accorgersene: parliamo del braccio destro del presidente Calabrò. La situazione si chiarisce quando Innocenzi richiama Masi: ha una busta. Dentro c’è qualcosa di scritto. Gliela lascia in un posto dove Masi può leggerla. Anche in questo caso, Berlusconi, viene tempestivamente informato. Prima, però, il Cavaliere inonda Innocenzi dei soliti improperi: il presidente Calabrò dovrebbe lasciare il suo posto, insieme con tutta l’Agcom, che dovrebbe dimettersi in blocco, visto che è una sorta di “barzelletta”. 

Innocenzi prende la sua dose quotidiana di rimproveri e poi rasserena il presidente del Consiglio: Masi ha una copia della bozza della lettera. E redarguisce Innocenzi: questa “lettera”, per come è stata elaborata, può servire dopo le trasmissioni. Non prima. Insomma: se Santoro non sbaglia – e la trasmissione su Mills non è ancor andata in onda – non lo si può sanzionare. Non avverrebbe neanche nello Zimbabwe. E quindi: bisogna ricominciare da zero. Masi offre ancora i suoi consigli: la vicenda va inquadrata pensando al passato. Per esempio, la trasmissione sul caso di Patrizia D’Addario, aveva offerto molti spunti. E in effetti – nei suoi primi “consigli” a Innocenzi – Masi aveva chiesto di portargli tutto il materiale che l’Agcom aveva raccolto su Santoro e Annozero nei mesi precedenti. La “strategia” si evolve fino a questo punto: una lettera, debitamente compilata e poi firmata da Calabrò, potrebbe mettere Masi nelle condizioni di dire a Santoro che, se dovesse infrangere le direttive, la Rai potrebbe pagare una multa pari al 3 per cento del suo fatturato. 

Calabrò – che non cederà alle pressioni – sembra intenzionato a non scrivere testi di questo tenore. Innocenzi – per intervenire su Calabrò – chiama persino Gianni Letta, che si dice disponibile a rintracciarlo. Niente da fare. Calabrò non firma. Masi invierà comunque la lettera e il tormentone ricomincerà la settimana successiva. Sempre a ridosso dell’ennesima puntata di Annozero. Berlusconi s’inalbera e Innocenzi sopporta. Esibendo ancora una volta la sua obbedienza al Cavaliere: lo rassicura spiegando che, per lui, “esiste” soltanto una persona. L’ha confidato anche a un suo collega. E quella persona – s’intende – è Silvio Berlusconi. 

La strategia del premier per imbrigliare la Rai nel disegno di Emanuele Fucecchi 

di Antonio Massari da Il Fatto Quotidiano del 13 marzo 2010
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mercoledì 10 marzo 2010

Tribune elettorali, aiuto! In Rai gli ascolti affondano


10 marzo 2010
Fuga dai dibattiti, Minzolini perde 500 mila spettatori.



Par condicio, danni collaterali. Il telecomando ha votato: se laRai spegne l'informazione, i cittadini cambiano canale. Le ingessate tribune elettorali sono un corpo estraneo impiantato per ordine e – causa crisi di rigetto – appena i politici compaiono in video, l'italiano scompare. Scappa. 

La molteplice sospensione per un mese – AnnozeroPorta a Porta, Ballarò el'Ultima parola – ha consegnato l'esclusiva delle notizie ai direttori dei tg, adAugusto Minzolini
Al telegiornale che confonde un'assoluzione con una prescrizione, che collauda le case de L’Aquila per raccontare l'inchiesta sugli appalti, che ospita monologhi a telecamera fissa. I dati Auditel sono neutri (e feroci). 

Due lunedì a confronto per il Tg1: 1 marzo (inizio del bavaglio) e 8 marzo, circa 520 mila spettatori in meno. Più precisi: 7,388 milioni contro 6,869. 
Giustificazioni: calo fisiologico, campione ristretto, coincidenza. Eppure la vasta comunità orfana di Bruno Vespa Michele Santoro, scippata dei programmi serali, poteva rifugiarsi nei telegiornali, unica finestra sui fatti del giorno. La tendenza conferma la teoria: più 150 mila per il Tg2 di Mario Orfeo (che criticava la par condicio), cifre invariate per il Tg3 di Bianca Berlinguer. Nella corsa senza con-correnti, a reti unificate, perde soltanto Minzolini. 



Gli scommettitori avrebbero quotato zero (o virgola) il crollo del Tg1 in solitario, quote peggiori per la prevedibile disfatta delle tribune elettorali: i contenitori di una manciata di minuti, sparsi qui e lì nei palinsesti, per rispettare il sacro nume della par condicio

Aspettando i comizi a microfono aperto, guai a filtrare un discorso del candidato con un giornalista, la Rai propone minuscoli spazi: dodici al giorno, divisi tra i canali generalisti. La corrida inizia all'alba, addirittura alle 6,27 su Rai Uno: 160 mila spettatori scarsi, 10 per cento di share, la metà del 'treno' che lancia Unomattina

La comunicazione politica dura da 90 secondi a quasi 4 minuti, nemmeno il tempo necessario per rendersi conto di chi, come e perché stia parlando. Nemmeno il tempo necessario per agguantare il telecomando e zittire la propaganda molesta. 


Una medaglietta per i riflessi spetta, però, ai 600 mila italiani che, finito il Tg1 Economia (erano in 2,25 milioni), corrono altrove per raggirare il comizio (visto da 1,660 milioni). 

Altro esempio. Mancano pochi minuti alle 14, su Rai Tre è l'ora dei telegiornali regionali, all'improvviso spunta l'ennesima tribuna: panico collettivo, resistono in 600 mila. Tre momenti tre, e per la cronaca da Trieste a Palermo sono in 3 milioni. 
La politica da piazza rovina l'ascolto medio della Rai, sia chi segue sia chi precede le tribune. Le percentuali di share sono da brivido: il 4 per cento è un miraggio su Rai Tre, alle 10 su Rai Due si fermano al 2,94% (120 mila spettatori). Morale della favola: il gusto di chi guarda è personale, la censura ideata e proposta da Mauro Masi brucia capitale economico (soldi pubblici) e sociale. 

Il direttore generale ha sventolato le precisazioni della Sipra (concessionario di pubblicità): “Nessun danno nel bilancio, le inserzioni slittano”. Come se le notizie potessero slittare e, trascorso un mese di buio, il risveglio fosse calmierato da una reclame sull'acqua diuretica. E così la gente comune scalpita, le associazioniAltroconsumo Cittadinanzattiva hanno depositato un ricorso al Tar del Lazio contro la delibera del Cda Rai. Altro colpetto basso al pluralismo dell'azienda pubblica, condiviso da Mauro Masi e Alberto Maccari (responsabile servizi regionali): il prossimo 3 maggio, dagli studi di Napoli, interrompono la produzione di Neapolis, fascia quotidiana di Rai Tre sulle nuove tecnologie.



da il Fatto Quotidiano del 10 marzo
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